Una traduzione biblica che modifica sistematicamente i versetti che contraddicono le proprie dottrine non è una traduzione. È un argomento.


1. Una traduzione unica al mondo

La New World Translation è la versione della Bibbia dei Testimoni di Geova, pubblicata dal 1950. La Watch Tower Society pubblica la propria versione della Bibbia dal 1950: la New World Translation of the Holy Scriptures (NWT), in italiano Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture.

La NWT è unica nel panorama delle traduzioni bibliche per almeno due ragioni. La prima: è stata tradotta da un comitato il cui nome non è mai stato reso pubblico dall’Organizzazione. I traduttori sono stati identificati solo postumamente — in modo parziale e controverso — grazie a testimonianze interne. La seconda: diversamente da qualsiasi altra traduzione biblica accademicamente riconosciuta, la NWT contiene un numero significativo di scelte traduttive che non trovano parallelo in nessun’altra versione della Bibbia — scelte che, sistematicamente, si allineano con le dottrine specifiche dell’Organizzazione WTS.

Questa non è un’osservazione polemica. È un’osservazione metodologica. Vale la pena esaminarla con i testi alla mano.


2. Il comitato di traduzione

L’identità dei traduttori della NWT è rimasta ufficialmente segreta fino agli anni ’80. L’Organizzazione ha sempre giustificato questo anonimato con l’argomento che i traduttori volevano rimanere umili e attribuire la gloria a Dio — non a se stessi.

I critici notano che l’anonimato rende impossibile la verifica accademica delle qualifiche del comitato. Una traduzione biblica, per essere valutata, richiede che si sappia chi ha tradotto: quali lingue padroneggiava, quale formazione teologica e filologica possedeva, quale metodo aveva seguito.

Le testimonianze disponibili — incluse quelle di Raymond Franz, che era membro del Corpo Direttivo durante i lavori di revisione e lo descrive in Crisi di coscienza — indicano che il principale traduttore era Frederick Franz, presidente dell’Organizzazione dal 1977 al 1992. Franz aveva studiato greco classico per due anni all’università ma non aveva mai completato una laurea in lingue bibliche. Non conosceva l’ebraico antico a livello accademico. Non aveva qualifiche formali in filologia semitica.

In un processo intentato in Scozia nel 1954 (Walsh v. Watch Tower Bible and Tract Society), Franz fu interrogato sotto giuramento sulla NWT. Quando gli fu chiesto di rendere in ebraico il testo di Genesi 2:4, si rifiutò.


3. Giovanni 1:1 — il versetto più discusso

Il caso più noto e più dibattuto della NWT riguarda Giovanni 1:1.

Il testo greco originale è:

Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ Λόγος, καὶ ὁ Λόγος ἦν πρὸς τὸν Θεόν, καὶ Θεὸς ἦν ὁ Λόγος.

La traduzione della frase finale — καὶ Θεὸς ἦν ὁ Λόγος — in tutte le tradizioni accademiche, da quelle cattoliche a quelle protestanti, da quelle conservatrici a quelle liberali, è unanime:

“e il Verbo era Dio” (e la Parola era Dio)

La NWT traduce:

“e la Parola era un dio

Questa scelta — l’introduzione dell’articolo indeterminativo “un” prima di “dio” — è fondamentale per la dottrina antitrinitaria dei TdG. Se Gesù era “un dio” (con la minuscola), non era Dio stesso — e la trinità cristiana classica non regge.

Il problema grammaticale. In greco antico, il sostantivo Θεός (“Dio”) può apparire con o senza l’articolo determinativo . Quando appare senza articolo (come nella frase in questione: Θεὸς ἦν ὁ Λόγος), questo non significa automaticamente che si tratti di un “dio” nel senso di divinità minore. La regola grammaticale in questione — nota come Regola di Colwell (1933) — descrive precisamente questo fenomeno: un predicato nominale definito che precede il verbo copulativo appare spesso senza articolo determinativo pur mantenendo il senso determinato.

Va però detto con precisione che cosa la regola stabilisce e che cosa no. Colwell osserva che un predicato nominale già determinato, quando precede il verbo, tende a comparire senza articolo. Non consente l’inferenza inversa: dall’assenza dell’articolo non discende che il predicato sia determinato. Applicarla in quel senso è un errore logico ricorrente nel dibattito, e Philip Harner, nello studio del 1973 citato in fondo a questa pagina, propone una terza lettura: il predicato avrebbe valore qualitativo, indicherebbe cioè la natura e non l’identità.

Resta il fatto che la resa “un dio” è isolata. Nessuna traduzione di larga diffusione la adotta, anche se il ventaglio non è unanime come si tende a dire: Moffatt e Goodspeed rendono “the Word was divine”, cioè né “Dio” né “un dio”. La discussione, insomma, verte sul valore qualitativo del predicato, e presentarla come una questione già chiusa in un senso o nell’altro non rende giustizia al testo.


4. Colossesi 1:15-17 e la parola “altro”

Un secondo caso paradigmatico riguarda Colossesi 1:15-17, dove Paolo descrive Cristo:

“per mezzo di lui furono create tutte le [altre] cose […] Tutte le [altre] cose sono state create per mezzo di lui e per lui. Egli è prima di tutte le cose, e per mezzo di lui tutte le [altre] cose sono state tenute insieme.”

La parola [altro] — tra parentesi quadre, perché assente nel testo greco originale — è aggiunta quattro volte dalla NWT in questo brano. Il testo greco non la contiene. Nessuna traduzione accademica la contiene.

Perché l’Organizzazione la inserisce? Perché senza quella parola il testo implica che Cristo abbia creato tutto — incluso se stesso, il che sarebbe paradossale. La soluzione WTS è che Cristo ha creato tutto il resto — essendo lui stesso la prima creazione di Dio.

Ma quella parola non c’è. L’Organizzazione l’ha inserita per far dire al testo ciò che il testo non dice.


5. Il Nome divino nel Nuovo Testamento

La NWT è anche nota per l’inserimento sistematico del nome Geova nel Nuovo Testamento — 237 volte, nelle posizioni in cui appare la parola greca κύριος (“Signore”).

Il problema: non esiste alcun manoscritto greco del Nuovo Testamento che contenga il tetragramma YHWH o una sua trascrizione. Nessuno dei manoscritti greci noti del Nuovo Testamento usano Κύριος (Signore) o Θεός (Dio). L’inserimento di “Geova” nel NT non è una scelta traduttiva: è un’aggiunta al testo senza base manoscritta.

La giustificazione WTS: i traduttori sostengono che i copisti originali abbiano sostituito il nome divino con Κύριος in un momento imprecisato della tradizione manoscritta, e che loro stiano “ripristinando” il testo originale. Non esiste nessuna evidenza manoscritta di questa sostituzione. Non esiste nessun manoscritto — nemmeno frammentario — che contenga YHWH nel Nuovo Testamento.


6. La valutazione accademica

La NWT è stata valutata da un numero considerevole di studiosi di Bibbia, filologi, esegeti e teologi nel corso dei decenni. Il quadro è uniforme.

Jason BeDuhn, professore di studi religiosi alla Northern Arizona University, ha pubblicato nel 2003 Truth in Translation: Accuracy and Bias in English Translations of the New Testament — uno studio comparativo sistematico di nove traduzioni del NT. BeDuhn non è un apologeta anti-WTS: è un accademico che applica criteri filologici neutrali.

La sua conclusione va riportata per intero, perché non è quella che ci si aspetterebbe. BeDuhn colloca la NWT fra le traduzioni più letterali del campione che esamina, e su Giovanni 1:1 difende la resa “un dio”: sostiene che l’assenza dell’articolo davanti a theos vada resa con l’indeterminativo, e che siano semmai le traduzioni tradizionali a portare il peso di una scelta teologica.

La critica che BeDuhn muove alla NWT è un’altra, ed è netta: l’inserimento di “Geova” 237 volte nel Nuovo Testamento, dove nessun manoscritto greco lo riporta. È il punto trattato più sopra, e sul quale il suo giudizio va in direzione opposta a quello su Giovanni 1:1.

Riportarlo così ha un costo argomentativo e vale la pena pagarlo. BeDuhn è l’accademico più citato dagli apologeti dei Testimoni di Geova proprio perché su quel versetto dà loro ragione. Attribuirgli il contrario significherebbe fare, su scala minore, esattamente ciò che questo sito contesta all’Organizzazione.

Bruce Metzger (1914–2007) — professore emerito di Princeton Theological Seminary, membro della commissione editoriale della Revised Standard Version e della New Revised Standard Version, autore di The Text of the New Testament e A Textual Commentary on the Greek New Testament — è tra le voci più autorevoli della critica testuale biblica del XX secolo. È il riferimento accademico principale per la critica testuale del Nuovo Testamento.

La sua valutazione della resa di Giovanni 1:1 nella NWT si trova in un saggio del 1953:

«Una traduzione spaventosa. […] Erronea, perniciosa e riprovevole.»
— Bruce M. Metzger, “The Jehovah’s Witnesses and Jesus Christ: A Biblical and Theological Appraisal”, Theology Today 10/1, aprile 1953, pp. 65-85 (traduzione dall’inglese)

I quattro aggettivi non sono intercambiabili. “Spaventosa” (frightful) indica la gravità dell’errore filologico. “Erronea” (erroneous) indica la falsità della resa rispetto al testo greco. “Perniciosa” (pernicious) indica il danno prodotto sulla comprensione teologica di chi legge. “Riprovevole” (reprehensible) indica il giudizio morale sull’atto traduttivo — un’alterazione consapevole del testo per fini dottrinali.

Va detto però dove quel giudizio compare. Non in un manuale di critica testuale, ma in un saggio dedicato ai Testimoni di Geova e apertamente valutativo. Il peso della competenza di Metzger resta; il contesto è quello di una presa di posizione, non di una scheda tecnica neutrale.


7. Perché questo conta

Qualcuno potrebbe obiettare: tutte le traduzioni bibliche riflettono i presupposti teologici dei traduttori. È vero. Non esiste una traduzione neutrale.

Il problema della NWT non è che rifletta una teologia. Il problema è che:

  1. I traduttori non rivelano la propria identità né le proprie qualifiche, rendendo impossibile la valutazione accademica del metodo.
  2. Le scelte traduttive difformi dalla tradizione accademica si concentrano sistematicamente nei versetti che riguardano la natura di Cristo, il nome di Dio e l’autorità dell’Organizzazione.
  3. Alcune scelte — come l’inserimento di “[altro]” in Colossesi o di “Geova” nel NT — non sono varianti traduttive: sono aggiunte al testo senza base manoscritta.
  4. L’Organizzazione presenta la NWT ai propri membri come la traduzione più accurata esistente, senza confronto critico con le evidenze contrarie.

Una traduzione che aggiunge parole non presenti nel testo originale, senza segnalarle come tali nelle note, e che lo fa sistematicamente nei versetti dottrinalmente sensibili, non è una traduzione biblica. È un documento dottrinale vestito da traduzione.


8. La posizione di Morpheo

Ho studiato le Scritture con la NWT per anni. Era la Bibbia. Non una Bibbia: la Bibbia. L’idea che potesse contenere scelte dottrinalmente motivate non mi sfiorava, non perché fossi ingenuo, ma perché non avevo mai avuto motivo di confrontarla con altre versioni in modo critico.

Quando ho cominciato a farlo — affiancando la NWT alla Bibbia di Gerusalemme, alla New International Version, alla traduzione interlineare greco-italiana — la differenza in certi passaggi era evidente. Non sottile: evidente. Un “un” che non c’era. Una parola in parentesi quadre che non c’era nel greco. Un nome inserito 237 volte dove nessun manoscritto lo mette.

Non ho bisogno di essere un teologo per vedere queste cose. Basta avere un’edizione interlineare del Nuovo Testamento greco in mano e guardarla con onestà.

Il problema non è che i Testimoni di Geova abbiano la loro interpretazione biblica. Il problema è che leggono un testo che, nei passaggi dottrinalmente cruciali, è stato modificato per sostenere quella interpretazione — e non lo sanno. O meglio: non hanno avuto gli strumenti per verificarlo.

Questo sito è anche uno di quegli strumenti.


9. Fonti

  • BeDuhn, Jason. Truth in Translation: Accuracy and Bias in English Translations of the New Testament. University Press of America, 2003.
  • Metzger, Bruce M. “The Jehovah’s Witnesses and Jesus Christ: A Biblical and Theological Appraisal.” Theology Today 10, n. 1 (aprile 1953): 65-85.
  • Metzger, Bruce M. A Textual Commentary on the Greek New Testament. Deutsche Bibelgesellschaft / United Bible Societies, 2ª ed. 1994.
  • Colwell, E.C. “A Definite Rule for the Use of the Article in the Greek New Testament.” Journal of Biblical Literature 52 (1933): 12-21.
  • Harner, Philip B. “Qualitative Anarthrous Predicate Nouns: Mark 15:39 and John 1:1.” Journal of Biblical Literature 92 (1973): 75-87.
  • Watch Tower Bible and Tract Society. New World Translation of the Holy Scriptures. Edizione 1984 (con riferimenti alle note al testo); edizione 2013 (revisione).
  • Franz, Raymond. Crisis of Conscience. Commentary Press, 1983. (sul comitato di traduzione e la NWT)
  • Processo Walsh v. Watch Tower (Scozia, 1954): trascrizioni parziali disponibili in risorse accademiche e critiche.