Russell non predisse il 1914 come inizio del regno celeste di Cristo. Lo predisse come la fine del mondo. La storia di come una cosa diventò l’altra comincia qui.
Introduzione
Charles Taze Russell fu il fondatore dei Testimoni di Geova. Ogni organizzazione ha un fondatore. E ogni fondatore ha una storia che spiega, almeno in parte, perché quello che ha costruito funziona nel modo in cui funziona.
Charles Taze Russell non era un teologo. Non era un accademico biblico. Era un mercante di stoffe di Pittsburgh, Pennsylvania, che a diciott’anni aveva già dubbi sul Dio dell’inferno eterno che gli predicavano in chiesa — e a vent’anni aveva deciso di fondare un gruppo di studio biblico tutto suo.
Quello che è diventato oggi l’organizzazione dei Testimoni di Geova nasce da lì: da un adolescente della classe media americana, con una Bibbia, tanta ambizione e nessuna formazione teologica formale.
Conoscere Russell non è un esercizio storico accessorio. È capire il DNA dell’organizzazione: il rapporto con la profezia, l’autorità non eletta, la certezza di essere i soli a capire la Bibbia correttamente. Tutto ciò che l’Organizzazione è ancora oggi, Russell l’aveva già messo in forma nel corso della sua vita.
1. Chi era Charles Taze Russell
Nato il 16 febbraio 1852 a Allegheny, Pennsylvania (oggi parte di Pittsburgh), Charles Taze Russell cresce in una famiglia presbiteriana. Da adolescente entra in crisi con la dottrina dell’inferno eterno — non riesce a conciliare un Dio d’amore con la punizione eterna dei peccatori.
A sedici anni abbandona il presbiterianesimo. Passa brevemente dall’Avventismo, poi nel 1870 — a soli diciotto anni — fonda il suo primo gruppo di studio biblico a Pittsburgh insieme ad alcuni amici.
In quegli stessi anni gestisce, con successo, una catena di negozi di abbigliamento ereditata dal padre. È un uomo pratico, organizzato, con il senso degli affari. Queste qualità — più che qualsiasi preparazione teologica — spiegano molto della struttura che costruirà.
Nel 1876 incontra Nelson H. Barbour, un predicatore avventista che lo introduce alla cronologia biblica profetica e, in particolare, all’idea che il “ritorno invisibile” di Cristo fosse avvenuto nel 1874. Russell abbraccia queste idee e le sviluppa in proprio.
Nel 1879 fonda la rivista Zion’s Watch Tower and Herald of Christ’s Presence — la progenitrice dell’attuale La Torre di Guardia. Nel 1881 fonda la Zion’s Watch Tower Tract Society, che diventerà la Watch Tower Bible and Tract Society. Nel 1884 ne diventa presidente.
Ha 32 anni. Non ha mai frequentato un seminario teologico. Non legge l’ebraico né il greco. La sua unica qualifica è la convinzione, assoluta e pubblica, di essere lo strumento scelto da Dio per rivelare la Bibbia al mondo.
2. Le dottrine fondative: cosa insegnava Russell
Russell costruisce una teologia originale, distante sia dal protestantesimo tradizionale che dal cattolicesimo. Alcune sue posizioni erano rare per un predicatore protestante americano dell’Ottocento. Altre sarebbero rimaste dottrine centrali dell’Organizzazione per oltre un secolo.
Rifiuto dell’inferno eterno. Per Russell, l’inferno biblico non è un luogo di tormento eterno ma la tomba — l’annientamento, non la sofferenza perpetua. Questa posizione, ancora oggi mantenuta dai TdG, era la sua risposta al trauma adolescenziale che lo aveva allontanato dalla chiesa presbiteriana.
Rifiuto dell’immortalità dell’anima. L’anima non sopravvive alla morte. La “vita eterna” è una resurrezione futura, non un passaggio immediato a un aldilà. Anche questa dottrina è sopravvissuta intatta fino a oggi.
La dottrina delle due classi. Russell introduce l’idea di due categorie di salvati: i 144.000 (un numero tratto dall’Apocalisse) che regneranno con Cristo in cielo, e una “grande moltitudine” che vivrà in eterno su una terra paradisiaca. La distinzione è ancora il cuore della teologia TdG.
Il 1914 come anno profetico. Questa è la dottrina più importante — e più fragile — dell’intero edificio teologico. Nel 1889, nel secondo volume degli Studies in the Scriptures intitolato The Time Is At Hand, Russell scrive nel capitolo dedicato ai “Tempi dei Gentili”:
«La prova biblica è chiara e forte che i “Tempi dei Gentili” sono un periodo di 2.520 anni, dall’anno B.C. 606 al e incluso il d.C. 1914.»
— Russell, The Time Is At Hand, 1889, cap. IV (traduzione dall’inglese)
Il punto di partenza era inizialmente fissato al 606 a.C. — non al 607 a.C. come afferma oggi la Watch Tower. La correzione avvenne in silenzio, senza nuove prove storiche, per risolvere un errore matematico: senza l’anno 0 nel calendario giuliano, da 606 a.C. a 1914 d.C. si contano solo 2.519 anni, non 2.520. Come documenta Raymond Franz in Crisis of Conscience: «senza clamore, il punto di partenza fu spostato di un anno, al 607 a.C., per permettere il mantenimento del 1914 d.C. come data terminale. Nessuna prova storica fu prodotta.»
Quell’anno, secondo Russell, avrebbe visto la fine dei regni umani, la fine del mondo, e la glorificazione — la raptura — dei fedeli viventi. Non era una proiezione cauta: era una certezza proclamata a voce alta.
La Piramide di Giza come “testimone di Dio”. Nel volume III (1891), Russell usa le misurazioni della Grande Piramide di Giza come conferma indipendente delle sue date: 1 pollice delle gallerie interne equivale a 1 anno, e le misure indicano esattamente 1874, 1881 e 1914. Il capitolo si intitola “The Testimony of God’s Stone Witness and Prophet, the Great Pyramid in Egypt”. Questa sezione — una tra le più imbarazzanti del corpus russelliano — fu eliminata dalle edizioni successive dopo la morte di Russell, senza mai essere formalmente ritrattata.
La documentazione storica sul 607 a.C. è analizzata in dettaglio nell’articolo dedicato alla cronologia. Per ora basta sapere che su questa data errata poggia l’intera struttura profetica dell’Organizzazione.
3. Le profezie che non si avverarono
Russell non era il primo predicatore americano ad aspettarsi la fine imminente del mondo. Il XIX secolo è pieno di movimenti millenaristi — il più celebre, i Milleriti, aveva già previsto (e mancato) la fine del mondo nel 1844. Russell conosceva bene questo precedente. Non gli impedì di procedere.
1874 — La prima grande data di Russell, derivata da Barbour: il ritorno invisibile di Cristo. Quando il 1874 passa senza eventi cosmici visibili, Russell non ritira la previsione: la ridefinisce. Cristo era tornato, invisibilmente. La profezia era vera — solo che non la si poteva vedere.
Questo schema — la profezia non si avvera, ma la si reinterpreta invece di ritirarla — è il meccanismo che l’Organizzazione userà decine di volte nei decenni successivi.
1914 — Russell predice la fine definitiva dei regni umani e la manifestazione visibile del regno di Dio. Quando il 1914 arriva (con lo scoppio della Prima guerra mondiale, non con la fine del mondo), ancora una volta la profezia viene reinterpretata: il 1914 non è la fine, è l’inizio del “tempo della fine”. Cristo è entrato nel suo regno invisibile. Il mondo come lo conosciamo avrebbe cessato di esistere di lì a poco.
Russell muore il 31 ottobre 1916, su un treno diretto in California. Un mese prima aveva firmato la prefazione all’edizione ripubblicata di The Time Is At Hand, dove scriveva:
«Questo Volume non avanza alcuna pretesa di infallibilità, e nessuna pretesa di alcuna ispirazione diretta da Dio nell’interpretazione della Sua Parola.»
— Russell, prefazione a The Time Is At Hand, 1° ottobre 1916 (traduzione dall’inglese)
Era la stessa opera in cui aveva affermato che la prova del 1914 era «chiara e forte». Nella stessa prefazione reinterpretava il fallimento: i Tempi dei Gentili erano davvero terminati nel 1914 — non con la raptura dei fedeli come previsto, bensì con l’inizio della Prima Guerra Mondiale. Questo schema di reinterpretazione — la profezia non si avvera, ma si trova un senso alternativo — diventerà il modello standard dell’Organizzazione per tutte le profezie successive.
Lascia alla sua organizzazione una struttura solida, una base fedele, e un problema: nessuna delle sue profezie centrali si era avverata come annunciato.
4. Le controversie personali
La vita di Russell è inseparabile dalla sua opera. E la sua vita era complicata.
Il “grano miracoloso” e la sconfitta in tribunale (1908–1913). A partire dal 1908, la Watch Tower pubblica e vende il cosiddetto “Miracle Wheat” — grano che promette rese cinque o sei volte superiori al normale — a un dollaro per libbra, circa sessanta volte il prezzo di mercato. Il Brooklyn Daily Eagle pubblica una serie di articoli critici. Russell querela il giornale per diffamazione, chiedendo $100.000 di danni. Il 29 gennaio 1913, la giuria delibera in soli 40 minuti e restituisce il verdetto in favore del giornale. Il governo americano aveva portato esperti agricoli a testimoniare che il Miracle Wheat era grano ordinario, classificato «al di sotto di molte altre varietà» nei test statali.
Il Brooklyn Daily Eagle aveva documentato anche un’altra pratica: Russell distribuiva resoconti di sermoni che avrebbe tenuto in paesi stranieri — incluso Hawaii — che non aveva mai visitato. Un pastore hawaiano smentì per iscritto la presenza di Russell sull’isola. La Watch Tower aveva fabbricato endorsement giornalistici falsi come strumento di promozione.
Il processo per diffamazione (Canada, 1912–1913). L’11 gennaio 1913 — diciotto giorni prima del verdetto Eagle — veniva archiviata in Canada la causa che Russell aveva intentato contro il reverendo presbiteriano J.J. Ross. Ross aveva pubblicato un pamphlet in cui accusava Russell di aver spergiurato in tribunale sulla conoscenza del greco antico. Alla domanda «sa leggere il greco?», Russell aveva risposto di sì. Quando gli fu mostrato l’alfabeto greco per identificarlo, non seppe rispondere. La causa penale fu archiviata senza che le accuse fossero contestate nel merito. Due processi persi in meno di venti giorni.
Il divorzio (1913). La moglie Maria Russell, che aveva lavorato attivamente alla costruzione dell’organizzazione fin dagli inizi, ottiene il divorzio citando comportamenti di Russell nei confronti di altre donne — in particolare Rose Ball, giovane collaboratrice alla quale Russell aveva mostrato un’attenzione inconsueta. Il caso finisce sui giornali. Russell ricorre in appello. Perde.
Nessuna di queste vicende, singolarmente, smonta la teologia russelliana. Insieme disegnano il ritratto di un uomo che costruì un’immagine pubblica di autorevolezza spirituale che la sua vita privata e le sue azioni contraddicevano sistematicamente. E che nel frattempo, in quegli stessi anni del 1912–1913, continuava a predicare l’imminente fine del mondo per il 1914.
5. L’eredità: cosa sopravvive di Russell oggi
Russell morì senza mai essere riuscito a vedere la fine del mondo che aveva profetizzato. Eppure la struttura che costruì sopravvisse a lui — e sopravvive ancora.
Di Russell rimangono, intatti nell’attuale teologia TdG:
– il rifiuto dell’inferno eterno
– il rifiuto dell’immortalità dell’anima
– la dottrina dei 144.000 e della grande moltitudine
– il 1914 come anno profetico fondativo
– la convinzione che l’Organizzazione sia il canale esclusivo di comunicazione tra Dio e l’umanità
Quest’ultimo punto è forse il più importante. Russell non insegnava che lui era infallibile. Insegnava che la sua organizzazione era lo strumento scelto da Dio — il “canale” attraverso cui la verità biblica veniva rivelata progressivamente. Questa idea — che il singolo fedele non debba studiare la Bibbia da solo ma attraverso le pubblicazioni dell’Organizzazione — è il fondamento del controllo intellettuale che ancora oggi caratterizza i TdG.
Il suo successore, Joseph Franklin Rutherford, prenderà questa idea e la trasformerà in qualcosa di molto più rigido. Ma questa è la storia del prossimo articolo.
6. La posizione di Morpheo
Ho studiato Russell a fondo — di contrabbando, come facevo con tutto il materiale “non approvato”. E quello che ho trovato mi ha colpito non per la malvagità, ma per la normalità.
Russell non era un impostore nel senso classico. Era un uomo del suo tempo, convinto di avere una missione, capace di costruire strutture e persuadere le persone. I suoi errori — le profezie sbagliate, la disonestà sul greco, il grano miracoloso — non erano il piano di un truffatore consapevole. Erano i comportamenti di un uomo che aveva investito così tanto nella propria immagine di portavoce di Dio da non potersi permettere di avere torto.
È un meccanismo che riconosco. L’avevo visto intorno a me. L’avevo vissuto su me stesso.
Quello che mi colpisce di più, però, è la continuità. L’organizzazione ha cambiato molte cose dopo Russell — e ne parleremo. Ma il meccanismo centrale — noi siamo il canale di Dio, non mettere in discussione le nostre pubblicazioni — non è mai cambiato. Russell lo ha messo lì nel 1879. È ancora lì.
Fonti principali
Pubblicazioni Watch Tower Society (fonti primarie):
– Russell, C.T. The Time Is At Hand (Studies in the Scriptures, Vol. II). Zion’s Watch Tower, 1889. [cap. IV: “The Times of the Gentiles” — cit. p.73; previsione 1914 come «fine del dominio gentile»]
– Russell, C.T. Thy Kingdom Come (Studies in the Scriptures, Vol. III). Zion’s Watch Tower, 1891. [cap. X: “The Testimony of God’s Stone Witness and Prophet” — la Piramide di Giza come “prova” del 1914]
– Russell, C.T. Prefazione a The Time Is At Hand (ristampa 1916). Brooklyn, N.Y., 1° ottobre 1916. [ammissione errore + reinterpretazione del 1914 come inizio WWI]
– Zion’s Watch Tower, vari numeri (1879–1916)
Fonti accademiche e biografiche:
– Penton, M.J. (1997). Apocalypse Delayed: The Story of Jehovah’s Witnesses. University of Toronto Press. (2a ed.)
– Rogerson, A. (1969). Millions Now Living Will Never Die: A Study of Jehovah’s Witnesses. Constable.
– Franz, R.V. (2004). Crisis of Conscience (4a ed.). Commentary Press. [cit. sulla correzione 606→607 a.C. senza nuove prove storiche]
Fonti giornalistiche dell’epoca:
– Brooklyn Daily Eagle, 27–29 gennaio 1913 [processo Miracle Wheat; verdetto giuria 40 minuti; $100.000 richiesti da Russell]
– Brooklyn Daily Eagle, 19 febbraio 1912 [“Pastor Russell’s Imaginary Sermons” — sermoni mai tenuti distribuiti come PR]
– Brooklyn Daily Eagle, 11 gennaio 1913 [archiviazione processo Ross — accuse spergiuro sul greco non contestate nel merito]
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