Uscire dall’Organizzazione è solo l’inizio. Il lavoro vero è capire chi sei quando non sei più quello che ti hanno detto di essere.


1. Il vuoto

Uscire dai Testimoni di Geova lascia un vuoto che richiede tempo e lavoro per essere colmato. La prima cosa che molti ex-TdG descrivono, dopo l’uscita, non è sollievo. È vuoto.

Il vuoto è prevedibile — e per questo non meno disorientante. L’Organizzazione aveva fornito risposte a tutte le domande esistenziali: il senso della vita, la spiegazione della sofferenza, il futuro dell’umanità, le regole del comportamento corretto, la struttura delle relazioni. Aveva fornito una comunità. Aveva fornito un’identità.

Uscire significa perdere tutto questo in una volta sola. Non gradualmente: simultaneamente. La struttura che sosteneva la giornata (adunanze, predicazione, studio), la rete sociale (la congregazione), il sistema di valori (la dottrina), l’identità narrativa (chi sono, da dove vengo, dove vado) — tutto questo crolla insieme, o almeno smette di funzionare nel modo in cui funzionava.

Il risultato è spesso una crisi acuta di identità, che la letteratura psicologica descrive come simile — strutturalmente — al lutto. Non perché si pianga l’Organizzazione. Ma perché si piange la versione di sé che era dentro.


2. I sintomi psicologici documentati

La ricerca psicologica sugli ex-membri di organizzazioni ad alto controllo — inclusi i TdG — documenta un profilo sintomatologico ricorrente nei mesi e anni successivi all’uscita.

Prima di entrare nel merito, un dato orienta la lettura: il Global Survey of Jehovah’s Witnesses del 2017 ha rilevato che il 91,2% dei 1.084 rispondenti che avevano lasciato l’Organizzazione dichiarava di essere più felice dopo l’uscita. Questo non contraddice la difficoltà del processo — la conferma. La sofferenza del periodo di transizione era così reale che la maggioranza, guardando indietro, la considera comunque preferibile a rimanere dentro.

Depressione e ansia. Le più comuni. Il Global Survey ha rilevato che il 47,9% dei rispondenti ex-TdG soffre di depressione. La depressione è spesso legata alla perdita delle relazioni (shunning) e all’assenza di struttura. L’ansia — in particolare, l’ansia anticipatoria rispetto all’Armageddon — è paradossalmente presente anche dopo l’uscita: il condizionamento emotivo è più difficile da smontare di quello intellettuale.

Sintomi post-traumatici. Nei casi più severi — in particolare chi ha subito abusi o un processo di shunning particolarmente brutale — si osservano sintomi compatibili con il disturbo post-traumatico da stress: flashback, evitamento, ipervigilanza, difficoltà nel fidarsi. Lo studio qualitativo di Luther et al. (2023, Pastoral Psychology, PMC9803876) ha documentato attraverso 10 interviste con ex-TdG che lo shunning produce «effetti dannosi a lungo termine sulla salute mentale, sulle opportunità lavorative e sulla soddisfazione di vita», amplificati nelle donne per via del «sessismo strutturale pervasivo nella cultura TdG». Lo studio del 2024 sullo stesso campione riporta che i partecipanti descrivono l’uscita come «morte sociale» — un termine che usano spontaneamente, non indotto dagli intervistatori. Lo studio quantitativo di Tajfel et al. (2020, n=554) aggiunge un dato importante: chi viene espulso formalmente (disfellowshipping) riporta esiti psicologici significativamente peggiori rispetto a chi esce gradualmente (fading). La forma della separazione conta quanto la separazione stessa.

Difficoltà nelle relazioni. Chi è cresciuto con il modello relazionale TdG — basato sulla condizionalità dell’affetto e sulla diffidenza verso il “mondo” — trova spesso difficile costruire relazioni autentiche all’esterno. La diffidenza è stata allenata per anni: si tratta di disimpararla.

Il “floating” e i momenti di regressione. Hassan descrive il fenomeno del “floating”: momenti in cui la persona, anche dopo l’uscita, si trova a pensare con le categorie dell’Organizzazione, a usarne il linguaggio, a sentirsi in colpa per cose che la dottrina condannava. Questi momenti possono essere scatenati da situazioni di stress, da musica familiare, da certi odori o ambienti legati ai ricordi dentro il sistema.


3. La ricostruzione dell’identità

Il processo più lungo e più impegnativo è la ricostruzione dell’identità.

Chi è cresciuto nell’Organizzazione spesso non ha un’identità “prima” dell’Organizzazione a cui tornare. L’Organizzazione era il substrato su cui l’identità si era formata. Uscire significa costruire qualcosa di nuovo — con materiali che non si sa ancora dove trovare.

Questo processo include:

Ricostruire un sistema di valori personale. Per anni i valori erano stati forniti dall’esterno, pronti all’uso. Ora si tratta di chiedersi: cosa credo davvero? Non cosa mi è stato insegnato a credere — cosa credo io, con la mia esperienza, con la mia intelligenza, con la mia storia. Questa domanda può essere paralizzante all’inizio: nessuno ha insegnato come farla.

Ricostruire relazioni. La rete sociale TdG è andata — o è andata in parte, o è diventata difficile. Si tratta di costruire relazioni nuove, in un contesto — il “mondo” — che l’Organizzazione aveva descritto per anni come pericoloso e moralmente inferiore. L’ex-TdG porta con sé quella descrizione come lente, anche quando razionalmente l’ha rifiutata.

Ricostruire un rapporto con la spiritualità. Per alcuni ex-TdG, l’uscita produce ateismo: se l’Organizzazione era sbagliata, Dio probabilmente non esiste. Per altri, l’uscita produce una crisi transitoria seguita da una fede personale diversa — senza intermediari istituzionali. Per altri ancora, la domanda rimane aperta per anni. Non c’è una risposta corretta: c’è solo il percorso individuale.


4. Il supporto disponibile

In Italia, il supporto per gli ex-TdG sta crescendo — lentamente.

Comunità online. Come descritto nell’articolo precedente, i gruppi online di ex-TdG italiani offrono un primo livello di supporto: la condivisione di esperienze, il senso di non essere soli, l’accesso a informazioni. Non sostituiscono il supporto professionale, ma per molti sono il primo passo.

Psicologia specializzata. Il numero di psicologi italiani con formazione specifica sul trauma da culto e sull’uscita da organizzazioni ad alto controllo è ancora limitato. Associazioni internazionali come l’ICSA (International Cultic Studies Association) offrono risorse in inglese e possono orientare verso professionisti qualificati.

Supporto tra pari. I gruppi di ex-TdG offrono un tipo di supporto che i professionisti non possono dare: la comprensione di chi ci è passato. Sapere che qualcun altro ha attraversato le stesse domande, gli stessi momenti di regressione, la stessa lentezza del processo — è di per sé terapeutico.


5. La posizione di Morpheo

Non ho ancora finito di ricostruire. Non credo che si finisca in un momento — credo che sia un processo che continua, che cambia forma, che a volte si arresta e poi riprende.

Ci sono momenti in cui mi accorgo di pensare ancora con categorie TdG — di valutare una scelta morale con la lente di una dottrina che intellettualmente ho rifiutato da anni. Ci sono momenti in cui sento un’ansia residua che non sa più a cosa agganciarsi ma c’è ancora.

E ci sono momenti in cui mi accorgo di avere qualcosa che non avevo mai avuto dentro: una domanda aperta che posso portare senza doverla risolvere subito. Senza dover andare dall’anziano. Senza dover controllare la Torre di Guardia. Solo mia, aperta, in attesa di capire.

Quella sensazione è strana. Ma è libertà.


6. Fonti

  • Hassan, Steven. Freedom of Mind. Freedom of Mind Press, 2012.
  • Luther, R. et al. “What Happens to Those Who Exit Jehovah’s Witnesses: An Investigation of the Impact of Shunning.” Pastoral Psychology, 72(1), pp.105–120. 2023. DOI: 10.1007/s11089-022-01051-x — PMC: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9803876/
  • Tajfel, H. et al. “Life after Social Death: Leaving the Jehovah’s Witnesses, Identity Transition and Recovery.” Pastoral Psychology, 2020. DOI: 10.1007/s11089-020-00935-0. [n=554; disfellowshipped peggiori esiti rispetto a faded]
  • JWsurvey.org. The 2017 Global Survey of Jehovah’s Witnesses. 2017. [Q19: 91,2% più felice dopo l’uscita; Q83: 47,9% soffre di depressione]
  • Lalich, Janja e Tobias, Madeleine. Take Back Your Life. Bay Tree Publishing, 2006.
  • ICSA — International Cultic Studies Association: icsa.com (risorse per ex-membri e familiari).
  • Lifton, Robert J. Thought Reform and the Psychology of Totalism. 1961. (cap. 22: processo di uscita e “floating”)