La caduta di Gerusalemme è il punto di snodo della cronologia profetica dei Testimoni di Geova: dalla sua datazione dipende l’intera architettura dottrinale dell’Organizzazione.

C’è una data. Una sola. Se quella data è sbagliata, il castello crolla.


Nota sulla lettura: questo articolo è più lungo degli altri. È l’unico che lo è, e non per caso: è il nucleo dell’intera architettura dottrinale. Se vuoi capire perché l’Organizzazione non può ammettere l’errore sul 607 a.C., devi capire cosa ci costruisce sopra. Vale il tempo.


1. Perché una data conta così tanto

La questione 607 o 587 a.C. per Gerusalemme è cruciale per i Testimoni di Geova. L’intera struttura profetica dei Testimoni di Geova regge su un singolo pilastro: la convinzione che Gerusalemme sia stata distrutta dai Babilonesi nel 607 a.C.

Da quella data l’Organizzazione calcola un periodo di 2.520 anni, “i tempi dei Gentili” di Luca 21:24, che termina nel 1914 d.C., anno in cui Gesù Cristo avrebbe iniziato a regnare nei cieli, inaugurando la fine dei tempi.

Schema del calcolo: 607 a.C. vs 587 a.C., il confronto tra versione WTS e data storica documentata

Il 1914 è la fondamenta di tutto il resto: giustifica l’esistenza dello “schiavo fedele e discreto”, che secondo la dottrina attuale sarebbe stato nominato nel 1919, giustifica l’urgenza della predicazione, giustifica l’idea che l’Armageddon sia imminente da oltre un secolo, giustifica il potere assoluto del Corpo Direttivo come guida del “popolo di Dio” negli “ultimi giorni”.

C’è un problema. Un problema documentato e verificabile.

Gerusalemme non fu distrutta nel 607 a.C.

La data storicamente corretta, confermata da decenni di ricerca accademica indipendente, da fonti astronomiche babilonesi verificabili, da tavole cuneiformi e da calcoli astronomici retroattivi, è il 587/586 a.C.

Venti anni di differenza. Abbastanza per far crollare tutto.


2. Come l’Organizzazione costruisce la data

Per capire perché il 607 è sbagliato, è necessario prima capire come l’Organizzazione lo calcola.

Il ragionamento WTS procede così:

  1. Gesù, in Luca 21:24, parla di “tempi dei Gentili”, un periodo in cui Gerusalemme sarà calpestata dalle nazioni.
  2. Questo periodo, secondo il calcolo WTS, corrisponde a “sette tempi” di Daniele 4, sette anni «profetici» di 360 giorni ciascuno, dodici mesi di trenta giorni, per un totale di 2.520 giorni. Non anni lunari: l’anno lunare è di circa 354 giorni, e sono le pubblicazioni stesse a fissare a 360 giorni «la durata di un anno» in questo computo. [wol.jw.org]
  3. Applicando il principio “un giorno per un anno” (Numeri 14:34 ed Ezechiele 4:6), i 2.520 giorni diventano 2.520 anni.
  4. I “tempi dei Gentili” iniziano quando Gerusalemme viene distrutta da Nabucodonosor.
  5. Se Gerusalemme fu distrutta nel 607 a.C., allora 607 a.C. + 2.520 anni = 1914 d.C.

Il calcolo è internamente coerente. Il problema è il punto 4: quando fu distrutta Gerusalemme?

Questa non è una questione teologica. È una questione storica. E la storia ha una risposta precisa.


3. Cosa dicono le fonti storiche

Le fonti disponibili per datare la distruzione di Gerusalemme sono molteplici e convergenti.

Tavolette cuneiformi babilonesi. Le tavolette che registrano eventi astronomici con precisione sono divise fra più collezioni: il British Museum ne conserva migliaia, provenienti dall’antica Mesopotamia, mentre il diario astronomico decisivo per questa questione si trova a Berlino. La tavoletta VAT 4956, conservata al Vorderasiatisches Museum di Berlino, è quella più rilevante per questa questione: registra le posizioni della luna e dei pianeti durante il 37° anno di regno di Nabucodonosor II. Gli assiriologi Abraham J. Sachs e Hermann Hunger, nella loro analisi pubblicata negli Astronomical Diaries and Related Texts from Babylonia (Österreichische Akademie der Wissenschaften), concludono con precisione:

“Il Mese 1 dell’Anno 37 corrisponde al 21/22 aprile 568 a.C.”
— Sachs e Hunger, Astronomical Diaries and Related Texts from Babylonia, vol. I: Diaries from 652 B.C. to 262 B.C., Wien 1988, testo n. -567, pp. 46-53 (traduzione dall’inglese)

Se il 37° anno di Nabucodonosor cade nel 568 a.C., il suo 18° anno cade nel 587. I riferimenti biblici non concordano fra loro: 2 Re 25:8 e Geremia 52:12 datano l’incendio del tempio al diciannovesimo anno, Geremia 32:1 lo colloca nel diciottesimo, e Geremia 52:29 usa il diciottesimo per il conteggio dei deportati. I due numeri indicano lo stesso anno giuliano perché il computo babilonese conta a parte l’anno di ascesa al trono e quello ebraico no; da qui il risultato 587 o 586, con un margine di un anno che resta discusso. Quello che nessuna delle due letture consente è il 607. [PDF]

Calcoli astronomici. Le eclissi lunari, le posizioni dei pianeti e le fasi lunari registrate nelle tavolette babilonesi possono essere calcolate retroattivamente con estrema precisione dall’astronomia moderna. I calcoli verificabili da qualsiasi astronomo e da qualsiasi software di simulazione astronomica confermano la datazione delle tavolette al 587/586 a.C. La VAT 4956 contiene 13 osservazioni lunari e 15 posizioni planetarie. Prese nel loro insieme identificano univocamente l’anno 568/567 a.C. Qualche voce non torna al primo colpo, e sono gli errori di copia che ci si aspetta in un testo trasmesso: la tavoletta che possediamo è una copia più tarda, non l’originale del VI secolo. La Torre di Guardia del 1° novembre 2011 è arrivata a sostenere che tutti e tredici i gruppi di posizioni lunari si adattano invece al 588/587 a.C., vent’anni prima. Per ottenere quel risultato l’articolo deve mettere da parte le quindici osservazioni planetarie, che una nota liquida come «aperte a speculazione e a diverse interpretazioni», benché siano incise sulla stessa tavoletta dalla stessa mano e nella stessa sequenza. Una datazione che regge solo se si tiene metà del documento e si scarta l’altra metà è una selezione; nessun assiriologo la segue. [wol.jw.org]

Canone di Tolomeo. Il Canon Regum di Claudio Tolomeo (II sec. d.C.), che elenca i regnanti babilonesi, persiani e macedoni con la durata dei loro regni, è un documento storicamente verificato e ritenuto affidabile dagli studiosi sin dal XVIII secolo. Il Canone di Tolomeo colloca la caduta di Babilonia nelle mani di Ciro nel 539 a.C., una data accettata anche dall’Organizzazione WTS, e assegna a Nabucodonosor II quarantatré anni di regno, dal 604 al 562 a.C. Ne discende che il suo diciottesimo anno, quello della distruzione di Gerusalemme secondo il computo babilonese, cade nel 587/586 a.C.

Fonti classiche. Berosso, sacerdote babilonese del III secolo a.C., e Flavio Giuseppe, del I secolo d.C., sono compatibili con il quadro babilonese, ma non ne costituiscono una conferma autonoma di pari forza. Berosso è conservato solo in frammenti riportati da autori successivi; le cifre di Giuseppe Flavio sono incoerenti fra le sue opere, tanto che vengono citate anche dagli apologeti della Watch Tower a sostegno della tesi opposta. Il peso della dimostrazione sta nei documenti cuneiformi contemporanei, non in queste fonti.

Consenso accademico. Nella letteratura accademica indipendente dalla Watch Tower non esiste alcuno storico, egittologo o assiriologo che sostenga il 607 a.C. come data della distruzione di Gerusalemme. Le uniche difese pubblicate di quella data vengono da autori interni all’Organizzazione o legati alla sua apologetica, e sono autopubblicate: il caso principale è Rolf Furuli, di cui questo archivio si occupa in una pagina dedicata e i cui volumi sulla cronologia sono stati respinti dall’unico assiriologo che li ha esaminati, Hermann Hunger, e dallo storico Lester L. Grabbe sul Journal for the Study of the Old Testament. La datazione al 587/586 a.C. è accettata universalmente nella letteratura accademica, negli ambienti sia laici sia religiosi.


4. Come risponde l’Organizzazione

Di fronte a questo problema, la Watch Tower Society ha sviluppato nel corso dei decenni una risposta articolata.

L’argomento del “Canone di Tolomeo inaffidabile”. Le pubblicazioni WTS sostengono che il Canone di Tolomeo non è storicamente affidabile per il periodo babilonese, perché costruito da un astronomo alessandrino secoli dopo gli eventi. L’argomento è tecnicamente parziale: il Canone di Tolomeo è stato verificato con precisione grazie a calcoli astronomici indipendenti e alle tavolette cuneiformi, e concorda con tutto il resto della documentazione.

L’argomento delle “settant’anni di desolazione”. L’Organizzazione argomenta che Geremia 29:10 prevede settant’anni di desolazione completa per la terra di Giuda, e che questo periodo si adatta meglio al 607 a.C. (distruzione) – 537 a.C. (ritorno degli esuli sotto Ciro) che al 587/586 a.C. Gli studiosi notano tuttavia che: (a) i settant’anni di Geremia possono riferirsi alla servitù babilonese, non necessariamente alla desolazione totale; (b) la data del ritorno degli esuli è essa stessa incerta; (c) interpretazioni alternative delle settant’anni sono sostenute da commentatori biblici tradizionali senza richiedere il 607 a.C.

Una risposta c’è stata, ed è del 2011: due articoli della Torre di Guardia, in ottobre [wol.jw.org] e novembre [wol.jw.org], che affrontano il problema nel merito. Dedicano tre pagine e un riquadro alla tavoletta VAT 4956, discutono per nome sei tavolette commerciali del British Museum, citano oltre trenta titoli specialistici. Chi sostiene che l’organizzazione abbia evitato la questione tecnica non ha letto quegli articoli.

Sono usciti nell’edizione per il pubblico, quella che si distribuisce fuori, non in quella che le congregazioni studiano insieme. Non sono firmati. E in nessuna delle due parti compaiono i nomi di chi quelle obiezioni le aveva formulate: né Jonsson, né Furuli. L’argomento viene affrontato, la persona che lo ha posto non esiste.


5. La corrispondenza COJ-WT (1977–1980)

Il capitolo più rilevante di questa storia non è quello degli storici accademici. È quello di un uomo che viveva dentro l’Organizzazione.

Carl Olof Jonsson era un anziano di congregazione svedese. Nel 1968, in risposta al fermento profetico intorno al 1975, aveva cominciato a studiare in modo sistematico le basi cronologiche del 607 a.C. Non era un accademico: era un credente che voleva capire. Nel corso di anni di studio approfondito, consultando fonti babilonesi, commentari biblici, storici del Vicino Oriente Antico, era giunto a una conclusione inequivocabile: la data del 607 a.C. non aveva basi storiche. La data corretta era il 587/586 a.C.

Jonsson non portò questa conclusione ai giornali, né la pubblicò anonimamente. Fece ciò che un membro fedele avrebbe fatto: la portò all’Organizzazione stessa.

Il 20 maggio 1977 Jonsson inviò alla sede della Watch Tower a Brooklyn un dossier di circa cinquanta pagine di ricerca documentata con fonti primarie, chiedendo che venisse esaminato dagli studiosi dell’Organizzazione. La sua aspettativa era che l’Organizzazione, di fronte a prove così solide, rivedesse la propria posizione o fornisse controargomenti validi.

La corrispondenza che seguì tra il 1977 e il 1980 è uno dei documenti più importanti nella storia critica dei Testimoni di Geova. Le risposte del Corpo Direttivo non affrontarono le prove storiche nel merito. Non confutarono le tavolette cuneiformi. Non discussero il Canone di Tolomeo. Non proposero un’analisi alternativa delle fonti astronomiche.

Le risposte oscillarono tra il disinteresse, la riformulazione delle stesse posizioni già note, e alla fine la risposta pratica: nel 1982 Jonsson fu disassociato dalla sua congregazione.

The Gentile Times Reconsidered, il libro che Jonsson pubblicò nel 1983 con la ricerca completa, è oggi disponibile liberamente sul web. Ogni affermazione è documentata. Ogni fonte è verificabile. Non è mai stato confutato nel merito da nessuna pubblicazione WTS. [testo integrale]

La conclusione di Jonsson, dopo anni di ricerca, è espressa in modo netto:

“Non esiste un solo pezzo di evidenza a sostegno della data del 607 a.C. proposta dalla Watch Tower Society per la distruzione di Gerusalemme.”
— Carl Olof Jonsson, The Gentile Times Reconsidered, 4ª ed. (traduzione dall’inglese)

Jonsson morì il 17 aprile 2023, all’età di 85 anni, senza che la Watch Tower Society avesse mai risposto nel merito alla sua ricerca.

Raymond Franz, membro del Corpo Direttivo negli anni in cui la ricerca di Jonsson arrivò a Brooklyn, racconta in Crisi di coscienza di esserci arrivato per conto proprio, anni prima, lavorando all’Ausiliario per capire la Bibbia:

«La ricerca che avevo fatta in relazione al libro Ausiliario per capire la Bibbia mi aveva portato alla conclusione che la data del 607 a.E.V., scelta dalla Società per la distruzione di Gerusalemme ad opera di Babilonia, era contraddetta da ogni evidenza storica conosciuta; eppure, continuai a riporre fiducia in quella data nonostante l’evidenza, ritenendo che essa avesse il sostegno della Bibbia.»
— Raymond Franz, Crisi di coscienza, cap. VII “Profezie e presunzione”, p. 208 (ed. italiana, Edizioni Dehoniane, Roma)

Sul lavoro di Jonsson, arrivato a Brooklyn nel 1977, Franz scrive di essere stato colpito dall’accuratezza dell’esame e dalla completezza dell’esposizione, e conclude: «Allora mi resi conto di quanti fatti erano stati ignorati o trascurati dalle pubblicazioni della Società» (p. 210).


6. Il problema logico

Supponiamo, per un momento, di voler difendere il 607 a.C. a tutti i costi. Il problema, a quel punto, diventa logico prima ancora che storico.

Per mantenere il 607 a.C. di fronte alle evidenze contrarie, l’Organizzazione deve sostenere che:

  1. Le tavolette cuneiformi, dalle serie del British Museum al diario VAT 4956 di Berlino, sono false o interpretate incorrettamente, nonostante siano verificate da decenni di ricerca assiriologica indipendente.
  2. I calcoli astronomici retroattivi sono sbagliati, nonostante siano verificabili da qualsiasi software di planetario con precisione al minuto primo.
  3. Il Canone di Tolomeo è inaffidabile, nonostante sia coerente con tutte le altre fonti disponibili.
  4. Tutti gli storici del Vicino Oriente Antico, senza eccezione, hanno torto, e solo la Watch Tower Society ha ragione.

Il risultato è che la posizione WTS richiede di rigettare contemporaneamente fonti di tipo, origine e metodo diversi, tutti convergenti sulla stessa data.


7. Il secondo livello: la demolizione scritturale

La confutazione del 607 a.C. che precede è di natura storica: le tavolette cuneiformi, il Canone di Tolomeo, i calcoli astronomici, il consenso accademico. Ma esiste un secondo livello di analisi, indipendente dalla storia: quello scritturale.

La domanda è questa: anche se si accettasse il 607 a.C. come punto di partenza, per ipotesi, ignorando le fonti storiche, il collegamento tra Luca 21:24 e i “sette tempi” di Daniele 4 regge al confronto testuale?

La genealogia dei 2.520 anni. L’idea che Luca 21:24 parli di un periodo di 2.520 anni non nasce con Russell: passa per John Aquila Brown, William Miller, Nelson H. Barbour, e Russell la eredita già confezionata. La catena è ricostruita per esteso, con le fonti, nella pagina dedicata al 1914.

Il principio “un giorno per un anno”.

Nella Bibbia esistono esattamente due passi in cui un giorno equivale a un anno: Numeri 14:34 ed Ezechiele 4:6. In entrambi i casi è il testo stesso a stabilire l’equivalenza, per un fatto specifico e circoscritto. Non si tratta di un principio ermeneutico esportabile: applicarlo ai “sette tempi” di Daniele 4 per ricavare 2.520 anni è una scelta interpretativa, non un dato scritturale.

Il testo di Luca 21:24.

Il verbo usato da Gesù in Luca 21:24 è ἔσται πατουμένη (estai patouménē): «sarà calpestata». È un futuro perifrastico durativo: dice che il calpestamento sarà in corso, non quando sia cominciato. Su questo l’apologetica ha ragione: la sola forma verbale non esclude la continuazione di uno stato già in atto, e nel 30 d.C. Gerusalemme era già sotto dominio romano. L’argomento che esclude il 607 è contestuale, non morfologico. Nei versetti 20-24 Gesù descrive una sequenza intera al futuro: Gerusalemme accerchiata dagli eserciti, la fuga dalla città, la spada, la deportazione fra tutte le nazioni, e soltanto allora il calpestamento da parte delle nazioni. Il calpestamento è l’ultimo anello di una catena che deve ancora cominciare, non la prosecuzione di un processo iniziato sei secoli prima. L’adempimento avvenne con la distruzione romana del 70 d.C.

Le pubblicazioni WTS in Perspicacia per lo studio delle Scritture (vol. 2, p. 1082) affermano invece che il calpestamento «non ebbe inizio quando i romani rasero al suolo Gerusalemme nel 70 E.V.» ma che «era iniziato secoli prima, nel 607 a.E.V., col rovesciamento di quella monarchia da parte dei babilonesi». Gianni Montefameglio, biblista della Facoltà Biblica «Biblistica», scuola confessionale online e non sede accademica sottoposta a revisione paritaria, segnala qui tre elementi non supportati dal testo: la sostituzione della “città” con la “monarchia davidica” (Gesù disse Gerusalemme, non il trono davidico), la lettura del calpestamento come processo già cominciato (nel discorso di Luca 21:20-24 il calpestamento è l’ultimo termine di una sequenza futura, non la prosecuzione di uno stato in atto), e il 607 come data di partenza:

«Doppiamente falso. L’anno 607 è una pura congettura fatta solo per far quadrare i conti dei presunti 2.520 anni. Non ha nulla di storico.»
— Gianni Montefameglio, Le origini del popolo ebraico, cap. 16, p. 292 [PDF]

Daniele 4 e Nabucodonosor.

Il capitolo 4 di Daniele afferma esplicitamente che la visione dei “sette tempi” ebbe un adempimento unico, personale e immediato: «Tutto questo accadde a Nabucodonosor il re» (Dn 4:28, TNM); «In quel momento la parola stessa si adempì su Nabucodonosor» (Dn 4:33, TNM). Il testo non menziona un secondo adempimento profetico esteso per millenni. Il collegamento tra i “sette tempi” di Daniele 4 e i “tempi dei gentili” di Luca 21:24 non è nel testo: è nel sistema interpretativo WTS.

Il 1914 fallisce quindi su due livelli indipendenti. Sul piano storico, il 607 a.C. non è mai esistito come data della caduta di Gerusalemme. Su quello scritturale, Luca 21:24 non ha nulla a che fare con i “sette tempi” di Daniele 4, e il principio “un giorno per un anno” non è una regola biblica di applicazione generale.


8. Perché questo è il punto di non ritorno

Se il 607 a.C. è sbagliato, e le prove che lo è sono convergenti e verificabili, allora:

  • Il 1914 d.C. non è la data in cui Cristo ha iniziato a regnare.
  • La “generazione del 1914” non è la prova profetica della fine imminente.
  • Il Corpo Direttivo non è stato nominato “schiavo fedele e discreto” nel 1919.
  • L’intera architettura profetica dell’Organizzazione è costruita su fondamenta storicamente false.

Non è una questione di fede. Non è una questione di interpretazione biblica. È una questione di storia verificabile. E la storia ha già risposto.

Quello che Jonsson cercò di portare all’attenzione del Corpo Direttivo nel 1977 non era un attacco dall’esterno. Era una domanda onesta, posta dall’interno, da un anziano di congregazione che si fidava dell’Organizzazione abbastanza da credere che avrebbe saputo rispondere.

La risposta fu il silenzio, poi la disassociazione.


9. La Watch Tower risponde, e rivela tutto (2000)

La corrispondenza Jonsson-WT degli anni ’70 non è un caso isolato. Nel 2000 un Testimone di Geova britannico, anonimo, battezzato da diciassette anni, fu sfidato da un familiare a dimostrare la data del 607 a.C. Dopo otto mesi di ricerca, condotta anche sulle fonti primarie del British Museum e con la corrispondenza del curatore Christopher Walker, scrisse alla Bethel britannica della Watch Tower (The Ridgeway, London NW7 1RN) una lettera di quindici pagine che raccoglieva le stesse prove storiche per il 587 a.C. e si chiudeva con otto domande numerate. L’imprecisione sta nella fonte: nella seconda lettera, riportata più sotto, l’autore scrive di averne elencate sette e ne rielenca sette, lasciando cadere l’ottava, quella sui settant’anni letti alla luce di 2 Cronache 36:20-21. Otto nella prima lettera, sette nel richiamo successivo.

La filiale rispose due volte, il 5 e il 29 giugno 2000, su carta intestata Watch Tower e con firma collettiva «Your brothers», senza nome. Non si tratta quindi di una dichiarazione ufficiale della Watch Tower Bible and Tract Society, ma di corrispondenza pastorale fra una filiale e un singolo membro. La prima risposta si chiude invitando il destinatario a mantenere stretto contatto con gli anziani, e informandolo che copia è stata inviata al corpo degli anziani della sua congregazione. Il contenuto resta notevole: la filiale ammette per iscritto quello che le pubblicazioni non dicono. La risposta del 5 giugno 2000 contiene questo passaggio:

«È vero che gli storici laici datano generalmente la distruzione di Gerusalemme e l’inizio della cattività babilonese al 586 o 587 a.C., e non nascondiamo questo fatto. Ma noi mettiamo in discussione la validità delle loro prove per produrre questa data.»
— Filiale britannica della Watch Tower, lettera del 5 giugno 2000 (traduzione dall’inglese)

L’Organizzazione sa che la data degli storici è 587. Lo ammette per iscritto. Non lo “nasconde”. Alle prove, però, non risponde nel merito; risponde con una dichiarazione di principio teologico:

«Noi scegliamo di essere guidati principalmente dalla Parola di Dio. […] Se tali questioni sono attualmente difficili da comprendere, allora il percorso saggio è certamente quello di attendere il beneplacito di Geova e il suo tempo per rivelare ulteriori dettagli attraverso lo “schiavo fedele e discreto”.»
— Filiale britannica della Watch Tower, lettera del 5 giugno 2000 (traduzione dall’inglese)

La risposta alle domande storiche è: aspetta che la gerarchia decida cosa credere.

Ma è l’ultima riga della lettera a rivelare il meccanismo più chiaramente di qualunque analisi:

Copy: Body of Elders, [nome congregazione oscurato]

La Watch Tower inviò una copia della propria risposta direttamente agli anziani della congregazione del membro che aveva posto le domande. Non per informarli delle evidenze storiche discusse. Per segnalare che un membro stava sollevando domande su fondamenti dottrinali.

Il membro aveva scritto con rispetto e documentazione. Ricevette una risposta evasiva, e il fatto di aver posto le domande venne comunicato ai suoi supervisori locali.

Scrisse una seconda lettera il 23 giugno 2000, evidenziando:

«Sono rimasto molto deluso dal fatto che tu non abbia risposto a nessuna delle domande che erano per me problematiche. Nella mia lettera originale avevo elencato 7 domande a cui avevo bisogno di risposte. […] Sto andando dalla porta a porta per 27 anni e usando la mia Bibbia per mostrare ai fedeli che ciò che la loro chiesa sta insegnando loro è sbagliato, perché la Bibbia dice così. Adesso mi stai dicendo che ora ho trovato qualcosa che contraddice le Scritture, devo accettarlo solo perché lo schiavo fedele e discreto mi dice di farlo?»
— Lettera anonima alla Bethel britannica, 23 giugno 2000 (traduzione dall’inglese)

Non risulta abbia mai ricevuto risposta alle sue sette domande specifiche.


Da qui in avanti non è documentazione: è la lettura dell’autore.

10. La posizione di Morpheo

Quando ho cominciato a studiare il 607 a.C. “di contrabbando”, come lo chiamavo a me stesso, avevo già capito che qualcosa non tornava nel sistema. Ma lo studio delle basi cronologiche fu il momento in cui l’intuizione divenne certezza.

Non perché qualcuno me lo avesse detto. Non perché avessi letto un sito “apostata” pieno di rancore. Perché avevo guardato le stesse fonti, le tavolette, il Canone, i calcoli, che avrebbero dovuto essere disponibili a chiunque nell’Organizzazione avesse voluto guardare. E avevo visto quello che Carl Olof Jonsson aveva visto trent’anni prima: la data non regge.

Il problema non è la data in sé. Il problema è la risposta dell’Organizzazione alla prova che la data è sbagliata. Un’organizzazione che si pretende guida spirituale dell’umanità, custode della verità divina, dovrebbe essere la prima a dire: “Abbiamo sbagliato. Correggiamo.”

Non lo ha mai detto. Non lo dirà mai. Perché riconoscerlo significa smontare tutto.

E smontare tutto significa ammettere che milioni di persone hanno cambiato vita, rinunciato a trasfusioni salvavita, abbandonato studi e carriere, perso figli e genitori allo shunning, sulla base di un calcolo sbagliato.

Questo è il peso reale del 607 a.C.

Chi smontò questa data dall’interno, e cosa gli costò: Carl Olof Jonsson.


11. Fonti

  • Jonsson, Carl Olof. The Gentile Times Reconsidered: Chronology and Christ’s Return. Commentary Press, 4ª ed. 2004. [PDF disponibile su Archive.org]
  • Furuli, Rolf. Assyrian, Babylonian, Egyptian, and Persian Chronology Compared with the Chronology of the Bible. Awatu Publishers, Larvik, 2007. (tentativo di difesa del 607 a.C., da confrontare con le confutazioni accademiche)
  • Clines, David J.A. (ed.). The Dictionary of Classical Hebrew. Sheffield Academic Press. (per l’analisi lessicale dei “settant’anni” di Geremia)
  • Parker, R.A. e Dubberstein, W.H. Babylonian Chronology 626 B.C. – A.D. 75. Brown University Press, 1956. (tavole astronomiche babilonesi) [archive.org]
  • Hunger, Hermann e Sachs, Abraham J. Astronomical Diaries and Related Texts from Babylonia. Österreichische Akademie der Wissenschaften, 1988-2014. Il testo di VAT 4956 è in vol. I, Diaries from 652 B.C. to 262 B.C., 1988, n. -567, pp. 46-53.
  • Tavoletta VAT 4956, collezione del Vorderasiatisches Museum di Berlino. Trascrizione e analisi disponibili in letteratura assiriologica standard.
  • Galil, Gershon. The Chronology of the Kings of Israel and Judah. Brill, 1996. [editore]
  • Watch Tower Bible and Tract Society. Perspicacia per lo studio delle Scritture, vol. 1. 1988. (pp. 455–462: posizione ufficiale WTS sul 607 a.C.); vol. 2 (p. 1082, voce “Tempi fissati delle nazioni”) [wol.jw.org]
  • Watch Tower Bible and Tract Society. La Torre di Guardia, 1 ottobre 2011: “When Was Ancient Jerusalem Destroyed?” (difesa del 607 a.C. in due parti, analizzate in dettaglio da Jonsson nella sua risposta pubblicata online) [wol.jw.org]
  • Montefameglio, Gianni. Le origini del popolo ebraico, cap. 16: “I tempi dei gentili”, pp. 285–302. Facoltà Biblica «Biblistica». Fonte confessionale online, non letteratura accademica sottoposta a revisione paritaria: la si cita per l’analisi testuale, non come autorità storiografica. (demolizione scritturale del calcolo 2.520 anni)

[VERIFICATO] Ogni affermazione di fatto è stata ricondotta a una fonte controllabile. Come classifico le fonti.

Cronologia delle verifiche

Prima pubblicazione: 3 aprile 2026. Ultima verifica: 31 luglio 2026.

Correzioni di sostanza applicate nelle revisioni di luglio e agosto 2026:

  • 31 luglio 2026. Attenuata l’affermazione sulla VAT 4956. Avevo scritto che tutte le posizioni corrispondono al 568/567 a.C., ed è più di quanto la letteratura consenta: qualche voce non torna al primo colpo, e sono gli errori di copia che ci si aspetta in un testo trasmesso. Nello stesso passaggio ho nominato e chiuso la controargomentazione della Torre di Guardia del 1 novembre 2011, che per arrivare al 588/587 deve mettere da parte le quindici osservazioni planetarie.
  • Corretto l’argomento su Luca 21:24. Lo fondavo sulla morfologia di ἔσται πατουμένη, e su quel punto l’apologetica ha ragione: la sola forma verbale non esclude la continuazione di uno stato già in atto, e nel 30 d.C. Gerusalemme era già sotto dominio romano. L’argomento che esclude il 607 è contestuale, ed è la sequenza interamente futura dei versetti 20-24. Corretta anche la traslitterazione, da «patumenè» a «patouménē».
  • Corretti gli «anni lunari» di 360 giorni: l’anno lunare è di circa 354 giorni, e i 360 giorni sono il computo «profetico», come lo definiscono le pubblicazioni stesse. Toglie anche l’incoerenza con la pagina sul 1914, che usava già la formula giusta.
  • Segnalata la discrepanza fra otto e sette domande nella corrispondenza di Jonsson, invece di lasciarla come contraddizione apparente della pagina: la prima lettera ne conteneva otto, il richiamo successivo ne rielenca sette, lasciando cadere quella sui settant’anni letti alla luce di 2 Cronache 36:20-21. L’imprecisione sta nella fonte e va data come tale.
  • 30 luglio 2026. Corretti i riferimenti biblici del calcolo cronologico: 2 Re 25:8 e Geremia 52:12 danno il diciannovesimo anno, Geremia 32:1 il diciottesimo. Eliminata l'affermazione che il calcolo non richieda interpretazione. Riscritto il passaggio sul silenzio della Watch Tower, che dal 2011 una risposta argomentata l'ha data.
  • Corretto il conteggio degli anni di regno: il Canone di Tolomeo colloca al 587/586 a.C. il diciottesimo anno di Nabucodonosor, non il diciassettesimo, e la resa è ora uniforme in tutta la pagina.
  • Riformulata l'affermazione sul consenso: è unanime tra gli studiosi indipendenti dalla Watch Tower, con le sole eccezioni riconducibili ad apologeti interni come Rolf Furuli.