«Astenetevi dal sangue.»
— Atti degli Apostoli 15:29, la base scritturale su cui, nel 1945, fu costruita una dottrina medica.
Introduzione
Ogni anno, in tutto il mondo, un numero imprecisato di Testimoni di Geova muore rifiutando trasfusioni di sangue. Tra loro ci sono adulti consapevoli, ma anche bambini, sui quali i genitori esercitano il diritto di rifiuto in loro vece.
Questa non è un’opinione. È un fatto documentato da decenni di cronaca medica, sentenze giudiziarie e letteratura accademica.
La domanda che JWMatrix vuole porre non è religiosa. È storica: quando è nata questa dottrina, su quali basi, e come è cambiata nel tempo?
Le risposte si trovano direttamente nelle pubblicazioni della Watch Tower Bible and Tract Society.
Aggiornamento, ottobre 2026. Nel 2026 la dottrina è cambiata due volte: a marzo sul sangue proprio, a settembre sui quattro componenti principali. Resta il rifiuto del sangue intero. Chi cerca la regola di oggi la trova nella sezione 9; il resto della pagina ricostruisce come ci si è arrivati.
1. Prima del 1945: il sangue non era un problema
I Testimoni di Geova, allora chiamati Studenti Biblici, non avevano alcuna dottrina specifica contro le trasfusioni di sangue per i primi decenni della loro storia. Il tema semplicemente non era trattato.
Il fondatore Charles Taze Russell non vi fa alcun riferimento nei suoi scritti. Anche il suo successore Joseph Franklin Rutherford, che guidò l’organizzazione dal 1917 al 1942 e la trasformò radicalmente, non introdusse mai una proibizione delle trasfusioni.
Anzi: nel 1931, la rivista Golden Age (poi diventata Awake!) pubblicò articoli critici nei confronti dei vaccini, considerati una violazione della legge divina contro il mescolare sangue di animale con quello umano. Le trasfusioni, in quel contesto, non erano nemmeno menzionate come problema.
2. Il 1945: la svolta
Il 1° luglio 1945, la rivista The Watchtower pubblica un articolo che cambia tutto.
Nei repertori l’articolo è registrato come “Immovable for the Right Worship”, pp. 198-201; il titolo “Jehovah’s Law on Blood”, con cui circola spesso, non risulta, e l’originale non ho potuto consultarlo. Che quel numero abbia preso posizione contro le trasfusioni lo dice la Watch Tower stessa: la tavola cronologica di The Watchtower del 1° maggio 1968 registra per il 1945 che la rivista «smaschera la trasfusione di sangue», e l’Annuario del 1975 scrive che quel numero «chiarì la posizione cristiana sul sangue». Un primo accenno c’era già in The Watchtower del 1° dicembre 1944, che vietava allo straniero in Israele di mangiare o bere sangue «per trasfusione o per bocca».
Secondo la sintesi dell’Annuario, l’argomentazione poggia sulla legge data a Noè e sul decreto di Atti 15; il passo del 1944 richiama anche il Levitico. I testi sono questi:
- Genesi 9:4, “Non mangerete carne con la sua vita, cioè il suo sangue.”
- Levitico 17:14, “Non mangerete il sangue di nessuna creatura.”
- Atti degli Apostoli 15:28-29, “Astenetevi dal sangue.”
La Watch Tower equipara la trasfusione di sangue all’ingestione di sangue, concludendo che riceverla equivale a violare un comando divino esplicito.
La dottrina nasce da un’interpretazione scritturale interna, prodotta da un comitato editoriale senza formazione medica. Di medicina, secondo l’Annuario, l’articolo riporta soltanto un cenno di storia della trasfusione, dal tentativo del 1492 su papa Innocenzo VIII.
3. L’escalation: da proibizione a dovere di rifiuto
Nei decenni successivi la dottrina si irrigidisce, ma non in modo lineare: alle chiusure si alternano aperture, e la cronologia è una serie di oscillazioni.
1952: viene revocato il divieto sulle vaccinazioni, in vigore dal 1931. È la prima delle inversioni in materia sanitaria.
1961: The Watchtower del 15 gennaio, pp. 63-64, edizione italiana La Torre di Guardia del 15 luglio 1961, pp. 446-448, alla domanda se chi accetta una trasfusione sia «soggetto alla disassociazione nella congregazione cristiana» risponde: «Le ispirate Sacre Scritture rispondono di sì». La disassociazione è l’espulsione decisa dagli anziani, quella che oggi si chiama “allontanamento dalla congregazione”. Il rifiuto diventa non solo una scelta personale, ma un requisito per mantenere l’appartenenza alla comunità.
1967: La Watchtower estende la proibizione ai trapianti di organi, equiparandoli al “mangiare carne umana”. (Questa posizione verrà poi ritirata nel 1980, senza particolari spiegazioni.)
1978: la conservazione del proprio sangue fuori dal corpo è dichiarata inaccettabile, ed è il principio da cui discendono i divieti successivi. La rubrica “Domande dai lettori” della Torre di Guardia del 1° novembre 1978, pp. 30-32 (in inglese The Watchtower del 15 giugno 1978, pp. 29-31), esclude il deposito preoperatorio del sangue autologo e ammette macchina cuore-polmoni e dialisi solo se innescate con un fluido diverso dal sangue. L’emodiluizione e il recupero intraoperatorio compaiono per nome nel 1982 e nel 1989, e rientrano oggi fra le procedure rimesse alla coscienza, purché il circuito resti in continuità con la circolazione del paziente. Il divieto sul sangue proprio è caduto il 20 marzo 2026, con l’Aggiornamento dal Corpo Direttivo n. 2.
1982: Svegliatevi! del 22 giugno, p. 25, introduce la distinzione fra i quattro componenti principali del sangue, che restano vietati, e le frazioni derivate da essi, come albumina, immunoglobuline e fattori della coagulazione, lasciate alla coscienza del singolo. È un’apertura, non un divieto, e viene citata spesso come se fosse il contrario. Non è nemmeno la prima: The Watchtower del 15 settembre 1958, p. 575, aveva già rimesso al «giudizio individuale» sieri e frazioni come la gammaglobulina, e quella del 1° giugno 1974, pp. 351-352, alla coscienza di ciascuno i sieri che contengono una minima frazione di sangue.
1988: nel gennaio il Corpo Direttivo istituisce a Brooklyn l’Hospital Information Services, da cui discendono i seminari e la formazione sistematica dei Comitati di assistenza sanitaria, come si chiamano nelle pubblicazioni italiane (in inglese Hospital Liaison Committees, HLC): gruppi di anziani che assistono i Testimoni ricoverati e fanno in modo che il rifiuto delle trasfusioni sia rispettato anche sotto pressione medica. I primi comitati erano nati informalmente nel 1979.
4. Le “frazioni”: la dottrina si complica
La distinzione fra sangue intero e frazioni risale, per i sieri, al 1958, viene formulata nei termini dei quattro componenti principali nel 1982, viene generalizzata dalla Torre di Guardia del 15 giugno 2000, che la estende a tutte le frazioni derivate dalle quattro componenti principali, e viene sistematizzata da quella del 15 giugno 2004, che ne fissa la forma rimasta in vigore fino al settembre 2026.
La posizione in vigore dal 2004 al settembre 2026, sintetizzata in The Watchtower del 15 giugno 2004, era la seguente:
- Vietati: il sangue intero e i suoi quattro componenti principali, cioè globuli rossi, globuli bianchi, piastrine e plasma.
- Lasciati alla coscienza individuale: le frazioni derivate da ciascuna componente primaria (albumina, immunoglobuline, emoglobina purificata, fattori della coagulazione come il fattore VIII usato dagli emofiliaci, ecc.).
Questa distinzione ha generato critiche anche all’interno della comunità accademica: se il sangue intero è vietato perché “sacro”, come possono essere consentite le sue frazioni? Una risposta la Watch Tower l’ha data. La Torre di Guardia del 15 giugno 2004, alle pagine 29-31, osserva che certe proteine del plasma passano naturalmente dal sangue della donna incinta al sistema circolatorio del feto, e che da questo alcuni cristiani concludono di poter accettare frazioni estratte dai componenti principali. Il criterio, però, non deriva dai testi invocati: Genesi 9, Levitico 17 e Atti 15 non conoscono la distinzione fra componenti e frazioni, e l’analogia placentare non compare in nessuno di essi. È una razionalizzazione costruita a valle della regola, non la sua base. [wol.jw.org]
5. Le vittime
Non esiste un registro ufficiale delle morti causate dal rifiuto di trasfusioni tra i Testimoni di Geova. L’organizzazione non pubblica questi dati.
Non esistono statistiche ufficiali sulla mortalità connessa al divieto di emotrasfusione: la Watch Tower Society non ha mai pubblicato dati aggregati, pur disponendo di una rete capillare di Comitati di assistenza sanitaria. Le cifre in circolazione sono estrapolazioni epidemiologiche, non decessi osservati. La più citata risale a Osamu Muramoto, che partendo dallo studio di Kitchens del 1993 sulla mortalità in chirurgia senza sangue ha adottato in via prudenziale un eccesso di mortalità dell’1 per cento e lo ha applicato ai circa 15.000 Testimoni statunitensi che ogni anno affrontano condizioni in cui la trasfusione sarebbe indicata, stimando circa 150 decessi aggiuntivi l’anno negli Stati Uniti. Estendendo lo stesso metodo alla popolazione mondiale dei proclamatori, l’associazione AJWRB ha calcolato circa 33.000 decessi cumulativi fra il 1961 e il 2016. Sono ordini di grandezza costruiti su assunzioni dichiarate, non conteggi.
- Muramoto O. (1998), Journal of Medical Ethics 24(4), pp. 223-230: analisi bioetica del rifiuto del sangue e delle sue conseguenze cliniche. La stima dei decessi aggiuntivi non compare in questo articolo, che non cita Kitchens, e non compare nemmeno nel contributo del 2001 sul British Medical Journal. Il calcolo è esposto passo per passo sul sito dell’associazione Associated Jehovah’s Witnesses for Reform on Blood, di cui Muramoto è stato consulente medico, e a quella sede appartiene: lì si trovano il tasso dell’1 per cento, ricavato in via prudenziale da un 1,4 per cento attribuito a Kitchens ma assente dal suo abstract, che dà invece l’intervallo 0,5-1,5 per cento, il denominatore dei circa 15.000 pazienti statunitensi l’anno e il totale cumulativo di 33.246 decessi stimati fra il 1961 e il 2016. Non è letteratura sottoposta a revisione paritaria: è un’elaborazione militante che dichiara le proprie assunzioni. [ajwrb.org]
- Gyamfi C., Gyamfi M.M. e Berkowitz R.L. (2003), Obstetrics & Gynecology 102(1), pp. 173-180: commento etico-medicolegale sull’assistenza ostetrica alle Testimoni di Geova, che colloca il rifiuto del sangue fra i fattori di aumentato rischio di morbilità e mortalità in caso di emorragia.
- Regno Unito, 2021: la giurisprudenza britannica ha affrontato due volte in quell’anno il rifiuto di emotrasfusione da parte di minori Testimoni di Geova. In Re X (A Child) (No 2): An NHS Trust v X [2021] EWHC 65 (Fam), deciso il 18 gennaio 2021 da Sir James Munby, una ragazza di quasi sedici anni con sindrome falciforme grave rifiutava le trasfusioni per motivi religiosi: la corte le ha autorizzate, ribadendo che nessun minore ha un diritto assoluto di rifiutare un trattamento salvavita prima dei diciotto anni. Il 14 dicembre dello stesso anno, in E & F (Minors: Blood Transfusion) [2021] EWCA Civ 1888, la Court of Appeal ha respinto gli appelli di due giovani Testimoni di sedici e diciassette anni, confermando le dichiarazioni che autorizzavano i medici a trasfondere durante un intervento se fosse diventato necessario e bilanciando l’art. 2 con l’art. 9 della Convenzione europea. In quel caso la trasfusione non fu mai eseguita: l’emergenza non si presentò, ed entrambi furono dimessi senza complicazioni.
In Italia il conflitto si è posto su due piani distinti. Sul paziente adulto, la Corte di cassazione ha dato ragione a chi era stato trasfuso contro un dissenso documentato: Cass. civ., sez. III, 23 dicembre 2020, n. 29469, ha stabilito che il consenso a un intervento non implica consenso alla trasfusione e che il dissenso deve essere espresso, inequivoco, informato e attuale, cassando con rinvio; Cass. civ., sez. III, 6 settembre 2022, n. 26209, ha aggiunto che il dissenso documentato resta vincolante anche se le condizioni del paziente peggiorano. Nel merito, il Tribunale di Modena, con sentenza del 31 agosto 2023, ha liquidato 30.000 euro agli eredi e 8.000 euro all’amministratore di sostegno di una donna trasfusa quattro volte mentre era incosciente, nonostante il diniego suo, dell’amministratore di sostegno e del giudice tutelare. Sui minori il quadro è quello descritto più avanti, e non è univoco.
6. I minori: il caso più critico
La posizione più controversa riguarda i bambini. I Testimoni adulti possono rifiutare le trasfusioni per se stessi, un diritto all’autodeterminazione che molti ordinamenti giuridici, incluso quello italiano, riconoscono con limiti.
Ma quando il rifiuto riguarda un minore, la situazione cambia radicalmente.
Fino a settembre 2026 la dottrina Watch Tower era chiara: i genitori avevano il dovere di rifiutare le trasfusioni anche per i figli. Oggi la Watch Tower lascia alla coscienza di ciascun cristiano i quattro componenti principali e mantiene il rifiuto del sangue intero; le nuove indicazioni non dicono nulla di specifico sui figli minori. I Comitati di assistenza sanitaria erano esplicitamente istruiti ad assistere i genitori in questa posizione.
Non è esatto affermare che la Corte di cassazione abbia più volte enunciato la prevalenza del diritto alla vita del minore sulla scelta religiosa dei genitori, né che si sia formata su questo punto una giurisprudenza consolidata. La ragione è anzitutto procedurale: in Italia il conflitto fra il rifiuto dei genitori e la valutazione clinica del medico non arriva di regola in Cassazione, ma si risolve in sede di urgenza davanti al giudice tutelare o al tribunale per i minorenni. Circola spesso anche un riferimento sbagliato: Cass. civ. n. 21748/2007 è il caso Englaro, relativo a una donna adulta in stato vegetativo permanente, e non riguarda né minori né trasfusioni.
La disciplina applicabile è quella dell’art. 32 della Costituzione e dell’art. 3 della legge 22 dicembre 2017, n. 219, secondo cui il consenso al trattamento sanitario del minore è espresso o rifiutato da chi esercita la responsabilità genitoriale, tenendo conto della volontà del minore in relazione all’età e al grado di maturità e avendo come scopo la tutela della sua salute e della sua vita. Il comma 5 rimette al giudice tutelare la decisione quando il rappresentante legale rifiuta cure che il medico ritiene appropriate e necessarie. Restano applicabili gli artt. 333 e 336 del codice civile.
Il precedente storico italiano è il caso Oneda, relativo a una bambina talassemica, Isabella Oneda, morta il 2 luglio 1980: i genitori furono condannati per omicidio volontario aggravato dalla Corte d’assise di Cagliari nel 1982 e dalla Corte d’assise d’appello nel dicembre dello stesso anno, la Cassazione annullò con rinvio nel dicembre 1983 e il giudice del rinvio derubricò il fatto in cooperazione in omicidio colposo. Le decisioni più recenti non convergono in un unico senso: da un lato le ordinanze della Cassazione n. 2944 e n. 2549 del 2025, che in casi riguardanti minori figli di Testimoni di Geova hanno ritenuto legittima la nomina di un curatore speciale con poteri sanitari e hanno affermato che subordinare il consenso a una condizione non attuabile equivale a non prestarlo; dall’altro il decreto n. 1991/2020 della Corte d’appello di Milano, secondo cui il mero dissenso dei genitori alle emotrasfusioni in adesione al proprio credo non può da solo fondare un giudizio di inidoneità genitoriale, e il decreto della Corte d’appello di Perugia del 14 dicembre 2020, che ha revocato l’autorizzazione alle trasfusioni su una quindicenne valorizzandone la capacità di discernimento ai sensi della legge 219/2017. Sul decreto milanese le fonti riportano date diverse, il 10 settembre e il 13 novembre 2020: qui si cita il numero, che è certo, e non la data. Il quadro reale è quello di una tutela affidata a un intervento giudiziale caso per caso, il cui esito dipende dall’urgenza clinica, dall’età e dalla maturità del minore e dalla condotta concreta dei genitori.
Nei casi italiani più recenti reperibili il minore è stato trasfuso su autorizzazione dell’autorità giudiziaria, che in Italia interviene con rapidità quando il paziente è minorenne.
7. L’accordo della Bulgaria (1994–1998): le due versioni della stessa dottrina
Il 28 giugno 1994, con la decisione n. 255, il Consiglio dei Ministri bulgaro negò la nuova registrazione all’Associazione cristiana Testimoni di Geova, l’ente con cui i Testimoni erano registrati in Bulgaria dal 1991. La decisione non era motivata. Le due questioni in gioco, il rifiuto del servizio militare e il rifiuto delle trasfusioni di sangue, incluse quelle per i bambini, sono quelle che l’accordo del 1998 affronta.
L’associazione presentò ricorso alla Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo nel settembre 1995 (Application No. 28626/95). Le parti si accordarono nel febbraio 1998, e il 9 marzo 1998 la Commissione adottò il rapporto che prende atto del regolamento amichevole. Il testo dell’accordo includeva questa clausola:
«I pazienti Testimoni di Geova ricorrono sistematicamente alle cure mediche per sé e per i propri figli; spetta a ciascuno di loro usare il proprio libero arbitrio, senza alcun controllo e sanzione da parte della ricorrente.»
— Accordo amichevole, Application No. 28626/95, punto 2.1, nel rapporto della Commissione del 9 marzo 1998 (traduzione dal francese)
Sette settimane dopo, il 27 aprile 1998, la Watch Tower Society emanò un comunicato stampa con questa precisazione:
«I termini dell’accordo non riflettono un cambiamento nella dottrina dei Testimoni di Geova.»
— Watch Tower Bible and Tract Society, comunicato stampa, 27 aprile 1998 (traduzione dall’inglese)
In una lettera ai Sorveglianti di Circoscrizione del 26 aprile 2000, la WTS comunicò che la ricezione di trasfusioni di sangue veniva rimossa formalmente dall’elenco delle cause di disfellowshipping (espulsione) per essere riclassificata come causa di dissociazione, ovvero: il membro che accetta una trasfusione viene considerato come se avesse scelto spontaneamente di lasciare la congregazione. Il risultato pratico, l’interruzione di ogni contatto sociale, incluso quello familiare, con tutti i membri in buona posizione, rimase invariato.
Il modello di documentazione interna della WTS (Shepherd the Flock of God, 2010, pp. 111–112) conferma che, se un membro accetta una trasfusione senza pentirsi, gli anziani devono annunciare alla congregazione che si è dissociato.
L’accordo firmato davanti alla Commissione Europea garantiva «nessun controllo o sanzione». La pratica interna manteneva le sanzioni attraverso un cambio di nome. Un regolamento amichevole chiude quel procedimento e vincola le parti di quel procedimento, nel contesto della registrazione in Bulgaria. Non è una sentenza, non crea obblighi generali sulla dottrina dell’ente nel mondo, e la sua inosservanza non è azionabile da terzi. Non c’è quindi un inadempimento contestabile in tribunale; c’è il valore probatorio della distanza fra ciò che fu dichiarato a un organo internazionale e ciò che il manuale interno prescriveva.
Dal settembre 2026 il quadro è cambiato. Per i quattro componenti la Watch Tower scrive che la decisione non spetta alla congregazione: la sanzione descritta qui valeva per gli anni in cui la regola era in vigore. Per il sangue intero il testo ribadisce il rifiuto e non dice cosa succede a chi lo accetta.
8. Pindo Mulla c. Spagna, ricorso n. 15541/20, 17 settembre 2024: la Grande Camera si pronuncia
Il 17 settembre 2024, la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso una sentenza rilevante per chiunque studi la questione delle trasfusioni e dei TdG.
Il caso riguardava Rosa Edelmira Pindo Mulla, una donna ecuadoriana residente in Spagna. Nel 2017, in previsione di un intervento programmato per un fibroma uterino, aveva compilato direttive anticipate di trattamento (Durable Power of Attorney e Advance Medical Directive, registrata nel registro nazionale spagnolo) rifiutando esplicitamente trasfusioni di sangue. Il 6 giugno 2018, ricoverata d’urgenza a Soria con grave emorragia, aveva ribadito il rifiuto in un documento firmato insieme al medico. Il giorno dopo fu trasferita in ambulanza all’ospedale La Paz di Madrid, scelto perché noto per le cure senza sangue. Durante il viaggio i medici del La Paz chiesero istruzioni via fax al giudice di turno, scrivendo soltanto che la paziente aveva rifiutato «verbalmente» ogni trattamento; il giudice, sulla base di quel fax e senza conoscere i documenti scritti, autorizzò le misure necessarie a salvarle la vita. Lei non ne fu informata, e durante l’intervento fu trasfusa contro la volontà che aveva dichiarato. Su questo passaggio, le informazioni incomplete date al giudice, la Corte fonda la violazione.
La Grande Camera, 17 giudici, ha accertato all’unanimità una violazione dell’articolo 8 della Convenzione letto alla luce dell’articolo 9. Non sono due violazioni distinte, e la sentenza non fonda un autonomo accertamento di violazione della libertà religiosa. La violazione è di natura procedurale, e la Corte lo dice espressamente: l’accertamento riposa sulla constatazione che il processo decisionale seguito nel caso non ha rispettato a sufficienza l’autonomia della paziente. I due interessi che si intrecciano sono questi:
- Articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata): il diritto all’autonomia personale e all’integrità fisica include il diritto di rifiutare un trattamento medico, anche se questo può avere conseguenze gravi sulla vita.
- Articolo 9 (libertà di coscienza e religione): il rifiuto di sangue basato su convinzioni religiose rientra nel perimetro di tutela della Convenzione.
La sentenza non fissa un divieto assoluto: impone che il processo decisionale accerti in modo adeguato la volontà già documentata del paziente, e ammette il trattamento d’urgenza solo quando restano dubbi ragionevoli sulla validità o sull’attualità del rifiuto. L’obbligo di rispettare il rifiuto informato vale anche quando il paziente è un Testimone di Geova e il trattamento rifiutato è salvavita.
Questa pronuncia della Grande Camera non muta la valutazione critica della dottrina WTS sulle trasfusioni, che rimane, nelle sue conseguenze, la stessa descritta in questo articolo. Ma fissa un principio importante: il diritto di rifiutare una trasfusione è un diritto fondamentale riconosciuto dal diritto internazionale. Con questa sentenza cambia il quadro legale a tutela dell’autonomia del paziente adulto; la questione più problematica, quella dei bambini, per cui i genitori esercitano il rifiuto in loro vece, rimane aperta nei sistemi giuridici nazionali, incluso quello italiano.
9. Il 2026: due aggiustamenti in sei mesi
20 marzo 2026. Nell’Aggiornamento dal Corpo Direttivo n. 2 la Watch Tower dichiara che la Bibbia non dice nulla sull’uso del proprio sangue in ambito chirurgico e medico, e che quindi ogni cristiano decide da sé. Cade così il divieto del 1978 sul deposito preoperatorio del sangue autologo. [jw.org]
18 settembre 2026. Con l’Aggiornamento dal Corpo Direttivo n. 6 lo stesso principio viene esteso ai quattro componenti principali ricavati dal sangue di un’altra persona: globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine. Diventa una scelta personale anche donare il proprio sangue, purché serva a ricavarne componenti o frazioni. L’articolo “In che modo i Testimoni di Geova mostrano rispetto per la vita?” precisa che la decisione non spetta alla congregazione e che nessuno deve giudicare quella degli altri. [jw.org] [jw.org]
Cosa resta. I Testimoni continuano a non accettare trasfusioni di sangue intero e a non donare sangue destinato a trasfusioni di sangue intero; resta anche il divieto di mangiare sangue. Nella nota dell’articolo l’assistenza a chi deve affrontare cure mediche passa dal “comitato sanitario” della zona, e il modulo delle disposizioni anticipate di trattamento verrà aggiornato.
Cosa non dicono. Le nuove indicazioni non spiegano perché la stessa lettura di Atti 15 che per ottant’anni ha vietato i componenti oggi li permetta, non dicono nulla delle persone allontanate in passato per averli accettati e non affrontano in modo specifico il caso dei figli minori.
Chi l’aveva chiesto prima. A fine 2023 un padre tedesco, che il sito AvoidJW chiama David, scrisse alla filiale dell’Europa centrale chiedendo di poter decidere secondo coscienza sui componenti del sangue, pensando ai suoi due figli. La risposta della filiale, datata 18 gennaio 2024, definiva il divieto «del tutto coerente e rigoroso» (così nella traduzione riportata da AvoidJW). Il 26 gennaio 2024 lui riscrisse alla sede mondiale con un testo di 29 pagine, oggi consultabile in forma anonima su archive.org. Racconta di essere stato evitato da parte della famiglia e della congregazione per aver scritto quelle lettere. Nel settembre 2026 il Corpo Direttivo ha lasciato alla coscienza proprio i componenti. Niente dimostra che le sue lettere abbiano contato, e lo riconosce anche l’articolo che ne riferisce. Il punto è un altro: la stessa richiesta, nel 2024, costava l’isolamento; nel 2026 è diventata la regola. È una testimonianza: la lettera alla sede mondiale l’ho letta, la risposta della filiale la conosco solo dagli estratti pubblicati. [AvoidJW] [archive.org]
Il caso ricorda da vicino quello dei trapianti, vietati nel 1967 e lasciati alla coscienza nel 1980: anche lì il cambio arrivò con una motivazione ma senza spiegare l’inversione.
Da qui in avanti non è documentazione: è la lettura dell’autore.
10. La posizione di Morpheo
Sono cresciuto in questa dottrina. L’ho vissuta da bambino, poi da membro battezzato. Ho firmato la carta di non ammissione al sangue che si tiene nel portafoglio. Ho convinto me stesso che morire per questo principio sarebbe stato un atto di fede.
Oggi, leggendo le fonti primarie, vedo qualcosa di diverso.
Vedo una dottrina introdotta nel 1945 da uomini senza formazione medica, basata su un’interpretazione discutibile di testi scritti millenni prima che la medicina moderna esistesse. Vedo quella dottrina irrigidirsi per decenni, poi ammorbidirsi parzialmente, senza mai ammettere di aver sbagliato, senza mai fare i conti con chi è morto nel frattempo.
Vedo una distinzione tra “sangue intero” e “frazioni” che non ha senso teologico, ma che permette all’organizzazione di apparire più flessibile di fronte alla comunità medica internazionale.
Le fonti citate sopra dicono cose diverse fra loro. Muramoto e Gyamfi segnalano l’aumento del rischio di mortalità fra i pazienti adulti che rifiutano il sangue. Per i minori, in Italia, il caso documentato è Oneda, 1980: nei procedimenti più recenti il giudice ha autorizzato la trasfusione e il bambino è vissuto. Che la dottrina abbia ucciso degli adulti è documentato. Che continui a uccidere bambini in Italia, no. Chi scrive contro questa dottrina ha il dovere di rispettare la differenza.
Non chiedo a nessuno di credere a quello che credo io. Chiedo solo di leggere le fonti, che sono quelle dell’organizzazione stessa.
Questa dottrina davanti ai giudici italiani: il sangue in tribunale.
Fonti primarie e riferimenti
Pubblicazioni Watch Tower Society:
- The Watchtower, 1° luglio 1945, “Immovable for the Right Worship”, pp. 198-201 (titolo e pagine secondo i repertori; originale non consultato). Riferimenti WTS al numero: The Watchtower, 1° maggio 1968, pp. 270-277 (tavola cronologica) [wol.jw.org]; Yearbook of Jehovah’s Witnesses 1975, pp. 183-256 [wol.jw.org]
- The Watchtower, 15 gennaio 1961, pp. 63-64 (ed. it. La Torre di Guardia, 15 luglio 1961, pp. 446-448) [wol.jw.org]
- The Watchtower, 15 novembre 1967, p. 702 (trapianti) [wol.jw.org]
- The Watchtower, 15 marzo 1980, p. 31 (revisione trapianti) [wol.jw.org]
- The Watchtower, 15 giugno 2004, “Questions From Readers”, pp. 29-31 (ed. it. La Torre di Guardia, 15 giugno 2004, “Domande dai lettori”, pp. 29-31) [wol.jw.org]
- Sangue, medicina e la Legge di Dio, opuscolo WTS, 1961 (edizione italiana)
- Aggiornamento dal Corpo Direttivo n. 2 (2026), 20 marzo 2026 [jw.org]
- Aggiornamento dal Corpo Direttivo n. 6 (2026), 18 settembre 2026 [jw.org]
- “In che modo i Testimoni di Geova mostrano rispetto per la vita?”, Domande dai lettori, jw.org, settembre 2026 [jw.org]
- “Prodotti ricavati dal sangue intero”, scheda informativa, jw.org, settembre 2026 [jw.org]
Letteratura accademica:
- Muramoto, O. (1998). “Bioethics of the refusal of blood by Jehovah’s Witnesses.” Journal of Medical Ethics, 24(4), 223-230. [doi]
- Gyamfi, C., Gyamfi, M.M., & Berkowitz, R.L. (2003). “Ethical and medicolegal considerations in the obstetric care of a Jehovah’s Witness.” Obstetrics & Gynecology, 102(1), 173-180. [pubmed]
- Dixon, J.L., & Smalley, M.G. (1981). “Jehovah’s Witnesses: The surgical/ethical challenge.” JAMA, 246(21).
Giurisprudenza italiana:
- Legge 22 dicembre 2017, n. 219, art. 3, comma 5; artt. 333 e 336 c.c.
- Cass. civ., Sez. I, ordinanza 6 febbraio 2025, n. 2944
- Cass. civ., Sez. I, ordinanza n. 2549 del 2025
- Corte d’appello di Milano, decreto n. 1991/2020; Corte d’appello di Perugia, decreto 14 dicembre 2020
- Caso Oneda: Corte d’assise di Cagliari 1982, Corte d’assise d’appello dicembre 1982, Cassazione dicembre 1983 (annullamento con rinvio)
Accordo Bulgaria e CEDU:
- Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo, Khristiansko Sdruzhenie “Svideteli na Iehova” (Christian Association Jehovah’s Witnesses) c. Bulgaria, Application No. 28626/95, rapporto sul regolamento amichevole, 9 marzo 1998. [hudoc]
- WTS, comunicato stampa, 27 aprile 1998. (disponibile su jwfacts.com/watchtower/bulgaria-blood-transfusions.php)
- WTS, Shepherd the Flock of God, 2010, pp. 111–112. (dissociazione per accettazione di trasfusioni)
- CEDU, Grande Camera, Pindo Mulla v. Spain, Application No. 15541/20, 17 settembre 2024. Disponibile su hudoc.echr.coe.int (n. 002-14378) [hudoc]
[VERIFICATO] Ogni affermazione di fatto è stata ricondotta a una fonte controllabile. Come classifico le fonti.
Cronologia delle verifiche
Prima pubblicazione: 3 aprile 2026. Ultima verifica: 11 ottobre 2026.
Correzioni di sostanza applicate nelle revisioni di luglio, agosto e ottobre 2026:
- 11 ottobre 2026. Aggiunta la testimonianza di un padre tedesco sulla corrispondenza con la filiale (2023-2024), con la lettera alla sede mondiale verificata su archive.org.
- 6 ottobre 2026. Aggiornata alle due revisioni della dottrina del 2026, sul sangue proprio a marzo e sui componenti principali a settembre: nuova sezione 9, avviso in apertura, sezioni 4 e 6 riportate al passato, nota in coda alla sezione 7, fonti jw.org aggiunte. Nella seconda rilettura: seconda passata sulle fonti: Isabella Oneda morì il 2 luglio 1980, non nel 1979; il testo del 1961 prescrive la disassociazione, cioè l’espulsione; sieri e frazioni erano alla coscienza già dal 1958. Ricorrente nel caso bulgaro era l’Associazione cristiana Testimoni di Geova, non la Watch Tower; aggiunti a Pindo Mulla il trasferimento a Madrid e l’autorizzazione del giudice di turno, su cui la Corte fonda la violazione. Il numero del 1° luglio 1945 è citato con il titolo dei repertori e con i soli contenuti che la Watch Tower stessa ne riporta.
- Nella stessa data, dopo una seconda rilettura sulle fonti: Corretto l’elenco della posizione 2004: i componenti principali sono globuli rossi, globuli bianchi, piastrine e plasma, e il sangue intero non è uno di loro, come scrive la Torre di Guardia del 15 giugno 2004. Corretta la data di E & F, 14 dicembre 2021, e tolto che i minori siano sopravvissuti grazie all’autorizzazione: la sentenza dice che la trasfusione non fu necessaria e nessuno dei due la ricevette. Usato «dissociazione» dove avevo scritto «disassociazione» per l’uscita volontaria: in italiano la disassociazione è l’espulsione. Resa come parafrasi la frase di Shepherd the Flock, che non posso confrontare con l’originale.
- 2 agosto 2026. Riscritta la voce del 1978. Il fascicolo non nomina l’emodiluizione né il recupero intraoperatorio: dichiara inaccettabile la conservazione del proprio sangue fuori dal corpo, che è il principio da cui i due divieti discendono. I termini compaiono nel 1982 e nel 1989.
- Corretta la data dei comitati di collegamento con gli ospedali. Il Corpo Direttivo istituì l’Hospital Information Services nel gennaio 1988, non nel 1989, e i primi comitati erano nati informalmente nel 1979.
- Riattribuito l’1,4 per cento. L’abstract di Kitchens dà l’intervallo 0,5-1,5 per cento; l’1,4 non compare, e finché non è verificato sul testo integrale il numero appartiene ad AJWRB.
- 31 luglio 2026. Tolta l’affermazione che la Watch Tower non abbia mai fornito una risposta teologicamente coerente sulla distinzione fra componenti e frazioni. È falsa e verificabile in un minuto: una risposta esiste, ed è nella Torre di Guardia del 15 giugno 2004, pp. 29-31, con l’analogia del passaggio placentare di certe proteine. Mostrarne il carattere ad hoc è più efficace che negarne l’esistenza.
- Corretto il resoconto della sentenza della Grande Camera. L’elenco puntato presentava l’articolo 9 come autonomamente violato: la Corte ha accertato all’unanimità una sola violazione, dell’articolo 8 letto alla luce dell’articolo 9, e di natura procedurale. Corretto anche il numero di ricorso nelle fonti, che era 46726/18 e contraddiceva quello del titolo di sezione: è 15541/20.
- Precisata la portata dell’accordo firmato davanti alla Commissione Europea. L’accostamento fra la garanzia di «nessun controllo o sanzione» e la pratica interna suggeriva un inadempimento giuridicamente rilevante che tecnicamente non è configurato: un regolamento amichevole chiude quel procedimento e vincola quelle parti, non crea obblighi generali e la sua inosservanza non è azionabile da terzi. La forza dell’argomento è probatoria, non giuridica.
- Ancorata alla sua vera sede la stima dei decessi aggiuntivi. Non potevo descrivere il calcolo passo per passo e insieme dichiarare di non riuscire a individuarne la sede editoriale: il calcolo sta sul sito dell’Associated Jehovah’s Witnesses for Reform on Blood, di cui Muramoto è stato consulente medico, e non è letteratura sottoposta a revisione paritaria. Dirlo è più onesto e non toglie nulla all’ordine di grandezza.
- 30 luglio 2026. Circoscritta ai casi documentati l'affermazione sui decessi: per i minori in Italia il precedente è il caso Oneda del 1980, mentre nei procedimenti recenti il giudice autorizza la trasfusione. Corretta l'attribuzione a Muramoto e Gyamfi di un contenuto che quei lavori non hanno.
- Rimosso il richiamo a Cass. civ. sez. I, 16 ottobre 2007, n. 21748, che è il caso Englaro e riguarda l'interruzione dei trattamenti, sostituito con giurisprudenza in materia di minori e trasfusioni.
- Rimosso il «caso Baby Peter (Gran Bretagna, 2021)», privo di riscontro e sovrapposto al caso di Peter Connelly, che non riguarda i Testimoni di Geova.